Fondamentalmente Freund: L’emozionante rinascita dei Bené Anousim in Sicilia

di Michael Freund

“Qualcosa di straordinario sta succedendo a Palermo, capitale della Sicilia.

Più di 500 anni fa dopo la forzata conversione al cattolicesimo di gran parte degli Ebrei siciliani, seguita dall’espulsione degli altri, una vivace rinascita è già instradata, con un numero crescente di Bené Anousim (ai quali gli storici si rivolgono con il termine dispregiativo di “Marranos”) che sta adesso cercando di riabbracciare il lascito dei propri antenati. Questo importante sviluppo è commovente testimonianza della indistruttibilità dello spirito ebraico, e ci invita a prenderne nota e a incoraggiare ulteriori azioni.

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La portata di questa rinascita è stata percepibile questa settimana, quando un numero di eventi mai organizzati finora si sono tenuti per commemorare la tragedia del 12 gennaio 1493, data della partenza forzata di tutti gli Ebrei dall’Isola.

Più di 1000 cittadini palermitani di tutti gli ambienti, incluse le autorità e i rappresentanti della Chiesa, professori, giornalisti e anche gruppi di liceali, hanno partecipato in svariate attività volte a rimarcare come questo capitolo buio del passato della Sicilia non sia stato dimenticato.

La giornata ha incluso la proiezione del film “La passione di Giosuè l’Ebreo”, che esplora le persecuzioni sofferte dagli Ebrei siciliani negli anni, sfociate nell’espulsione, così come una discussione con il regista Pasquale Scimeca, discendente di Bené Anousim.

I partecipanti successivamente si sono riuniti all’Archivio Storico Municipale di Palermo per un toccante incontro, dove strazianti testimonianze rinvenute negli archivi dell’Inquisizione sono state lette, facendo sentire a tutti il senso di crudeltà perpetrata diversi secoli fa.

Come la storia di Samuele Sala, un Ebreo siciliano battezzato con la forza, mentre sua moglie incinta non lo fece. Quando arrivò la data di espulsione, a Sala venne proibito di lasciare l’Isola, era considerato cattolico, ma la moglie venne obbligata. Conseguentemente, le autorità con tutta la loro brutalità inviarono un soldato per scortare sua moglie all’estero, affinché non appena nato, il bambino potesse essere sequestrato e riportato in Sicilia per essere cresciuto dalla Chiesa.

Gli eventi di questa settimana a Palermo sono stati coordinati da Rav Pinhas Punturello, emissario di Shavei Israel, organizzazione che presiedo, in cooperazione con l’Istituto Siciliano di Studi Ebraici. Come più vecchia e più grande organizzazione nel mondo che lavora con i Bené Anousim, Shavei Israel è attiva in Italia già da diversi anni, dove lavoriamo con l’UCEI, l’Unione Italiana delle Comunità Ebraiche.

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Aggiornamenti dalla Sicilia e dall’Italia Meridionale: 40 Bnei Anousim partecipano allo Shabbaton, in attesa di Hanukkah

Brian Blum

Quaranta Bnei Anousim dalla Sicilia e dall’Italia Meridionale hanno partecipato allo Shabbaton di due giorni, organizzato da Shavei Israel alla fine di ottobre. L’incontro si è tenuto a Palermo, da dove veniva la maggior parte dei partecipanti, riferisce l’emissario nella regione di Shavei Israel, Rabbi Pinchas Punturello. Gli altri aderenti sono arrivati da Catania e da altre città della Sicilia, ma anche dalla Calabria.

La presenza di Shavei Israel si è sentita durante tutto il fine settimana. Tre giovani uomini – Carlo, Marco e Salvo – già ospiti a Gerusalemme quest’anno, per un seminario offerto da Shavei Israel per i Bnei Anousim italiani (vedi qui il nostro report), hanno preparato le drashot (discorsi sulla porzione di Torah della settimana), esposte alla tavola di Shabbat.

E’ stata anche la prima volta che i partecipanti hanno avuto occasione di usare i nuovi birkonim italiani (libri di preghiere e canti), che Shavei Israel ha recentemente pubblicato (vedi qui il nostro report). Rabbi Punturello scrive che i birkonim “hanno avuto un posto d’onore alla nostra tavola”.

Oltre ai discorsi sulla Torah, il cibo kosher e alla bella socializzazione, la comunità ha studiato e cantato canzoni in tre lingue – italiano, ebraico e ladino (la lingua ibrida ebraico-spagnola) – “per tutto il tempo, dall’accensione delle candele per cominciare lo Shabbat, fino alla fine del weekend con l’Havdalah”, aggiunge Rabbi Punturello.

Quali sono i prossimi impegni per i Bnei Anousim in Sicilia? Nella seconda settimana di Dicembre, la comunità ospiterà un gruppo di ebrei da Milano, che visiteranno l’Italia Meridionale, con lo scopo di conoscere meglio il lavoro di Shavei Israel nella regione.

E’ un evento importante.

“E’ la prima volta che una grande organizzazione ebraica italiana incontra ufficialmente alcune delle persone che Shavei Israel sta accompagnando nel loro “ritorno a casa””, dice Rabbi Punturello. Sessanta partecipanti da Milano e cinquanta da Palermo e Catania prenderanno parte all’incontro.

Quindi per Hanukkah, Shavei Israel ritornerà al nefando Palazzo Steri, l’edificio che fu quartiere generale dell’Inquisizione a Palermo tra il 1601 e il 1782, e che è stato anche prigione per gli ebrei in attesa della morte nel terribile auto da fe – bruciati sul rogo. L’anno scorso, Rabbi Punturello, ha accompagnato circa 200 Bnei Anousim, accendendo la hanukiah (il candelabro di Hanukkah) nell’ex carcere per la prima volta in assoluto. Abbiamo parlato di quell’evento qui e qui e abbiamo le foto dell’accensione delle candele qui.

Guardando al 2015, Rabbi Punturello sta collaborando con il sindaco di Palermo e con l’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) per istituire il centro ufficiale dei Bnei Anousim della Sicilia e Italia Meridionale. Ne parleremo ulteriormente seguendo gli sviluppi del processo.

Al Sud! Al Sud!

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Al Sud! Al Sud!

 

Negli ultimi quindici anni la gloabalizzazione delle idee, la ricerca storica, la consapevolezza identitaria e l’avventurosa mobilità di un certo tipo di mondo rabbinico ha spalancato, in Italia, la porte del mondo ebraico del Sud della penisola.

Un Sud che urla il proprio passato, a volte in maniera acerba, a volte in maniera conscia, a volte in altra maniera. Altra persino da se stesso.

Continuare a ripetere al mondo la storia degli anusim siciliani, calabresi, campani e pugliesi ha un senso solo se questa storia viene incanalata in un futuro, in un impegno ebraico reale ed internazionale, in un riconoscimento ebraico consapevole e duraturo, con profonde radici tra le bianche pietre di Trani, gli odori dei cedri di Calabria, i mandorli in fiore di Sicilia ma aprendo gli orizzonti identitari a Gerusalemme come a New York  e facendo in modo che ognuno degli anusim del Sud possa essere ebreo, intimamente e formalmente, in ogni sinagoga di ogni luogo del mondo.

Nel Sud Italia, in questi ultimi mesi o forse negli ultimi anni, abbiamo visto il nascere di paternità e maternità rabbiniche diverse: in molti si  sono offerti o scoperti primi fondatori, primi padri pellegrini dei percorsi di riscoperta delle radici degli anusim.

In molti hanno affermato di essere stati i primi, i primissimi, gli inimitabili archeologi delle identità ebraiche di Bari, Cosenza, Palermo, Catania, Piazza Armerina.

A tutti, proprio tutti, va la nostra gratitudine ma chi ha veramente a cuore le sorti del Sud non gioca al baseball di chi ha vinto la prima base o la prima sinagoga, bensì si impegna perché il signor Davide di Catania domani possa andare a Tel Aviv o Torino o Milano e dire semplicemente: “ Buongiorno sono ebreo” Senza dover passare atti formali di conversione, analisi di documenti poco chiari (dei quali lui non ha colpa, se non quella della fiducia estrema!) firme di probabili rabbanut valide per l’Oregon, il Missouri, il Montana ma nulla più. O forse nulla meno. Il Sud non può essere trattato come un West, non può trovarsi in guerra tra conquistadores, indiani, cow boy dell’halacha e lazzi del ghiur da un cavallo in corsa.

Questo non sarebbe rispettoso per l’Ebraismo italiano, l’Ucei, Shavei Israel e la Comunità di Napoli, ovvero le istituzioni che oggi si sono impegnate per una attenzione ed un sostegno reale al Sud Ebraico e non è  neancherispettoso per chi abita e vive il Sud ebraico. Non è rispettoso per chi vive seriamente lo Shabbat a Cosenza, a Reggio Calabria, a Palermo,  a Brindisi ed a Catania in situazioni di micro realtà ebraica e di macro sforzi che sono portatori di un tale e serio impegno da non meritare i lustrini di maghen david musicali ma sono richieste di impegni validi, istituzionali e dal vasto orizzonte.

Un vasto orizzonte che richiama anche il Sud alle proprie responsabilità, all’unione tra le componenti che lo caratterizzano, all’attenzione a non diventare solo folklore, alla maturità di una identità che da tradizione dovrà tornare ad essere popolo, nazione ebraica, non meno di quella che fu Livorno, non meno del serio ritorno degli ebrei delle Baleari, di Colombia, del Messico e della Polonia che sta riscoprendo se stessa.

Le antiche radici ebraiche del Sud sono una certezza per chi oggi è “baderech” in cammino verso casa, ma non sono una attrattiva turistica, né una fonte per matrimoni o per altre feste familiari per annoiati statunitensi. Fermo restando la grande bellezza del Sud ed il suo enorme potenziale turistico, non è certo questo che interessa chi è “baderech” e chi oggi studia  Torà per ricongiungere cinquecento anni di storia al futuro del popolo ebraico. A questo ricongiungimento dobbiamo educazione, seminari, incontri, formazione, studio, partecipazione. Alla serietà di queste radici antiche non possiamo e non vogliamo offrire violini, rose, cioccolato kasher e immagini romantiche dei passi di Doña Gracia Nasi.

Con questo articolo ho deciso di aprire questo blog in quanto responsabile di Shavei Israel in Italia, con un sguardo che come il conto dell’Omer di questi giorni ha ben impressi i passi verso il futuro ed è ben informato e ben consapevole del conteggio dei giorni che sono passati.

Buon cammino

Rav Pierpaolo Pinhas Punturello

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