Shavei Israel ha organizzato un seminario per gli adolescenti ebrei a Varsavia

Di Brian Blum

Ragazzi polacchi al Seminario per adolescenti di Shavei Israel a Varsavia

Ragazzi polacchi al Seminario per adolescenti di Shavei Israel a Varsavia

Quando Shavei Israel ha organizzato il suo ultimo “Shabbaton per Giovani” a Varsavia, la domanda che tutti i 18 partecipanti hanno fatto alla fine è stata: “Quando possiamo farne un altro?”. Questo a gennaio. Dopo sei mesi di gelido inverno polacco, l’estate è finalmente arrivata – e così anche il nuovo evento per ragazzi.

All’inizio di luglio, Rav Yehoshua Ellis, emissario di Shavei Israel a Katowice in Polonia e coordinatore del programma per adolescenti, aveva organizzato il nostro terzo seminario per i giovani polacchi in cerca delle loro radici ebraiche. Questa volta l’incontro si è tenuto durante la settimana, non a Shabbat, cosa che ha permesso al gruppo di provare nuove esperienze e opportunità educative.

In particolare, il gruppo composto da 17 adolescenti ha fatto volontariato pulendo alcune lapidi nel cimitero ebraico di Varsavia. L’attività è stata organizzata assieme ad un gruppo ebraico americano di ragazzi che stavano visitando Varsavia, proprio in quei giorni. “Abbiamo fatto un gran bel lavoro e abbiamo condiviso un momento ebraico”, dice Rav Ellis. Continue reading

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Insegnare ebraico ai Bnei Menashe in India

Di Brian Blum

Il sistema di apprendimento intensivo della lingua sperimentato dagli israeliani, noto come ulpan, viene riconosciuto in tutto il mondo come uno dei migliori metodi, per imparare una nuova lingua. Gli ulpan di ebraico hanno fornito a milioni di nuovi israeliani gli strumenti per iniziare una nuova vita nella loro nuova casa.

Tuttavia il sistema che così bene ha funzionato per gli immigrati dagli Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, non sempre ha avuto un successo comprovato per i nuovi arrivati dall’Asia o dall’Africa. In questi sono inclusi i Bnei Menashe dell’India che, nonostante una forte motivazione, hanno trovato che l’apprendimento dell’ebraico è una delle loro più grandi sfide.
Merav Segal mentre insegna in India

Yehudith Eyal, insegnate di ulpan da più di 30 anni, ha capito insegnando agli ebrei Etiopi che vi erano delle difficoltà per loro. Ma ha pensato: e se non fossero gli studenti il problema? E se fosse il sistema stesso a non essere efficace?

Eyal pose questa questione ai suoi colleghi e agli alti funzionari del Ministero dell’Educazione, ma non trovò nessuno disposto ad ascoltarla. Frustrata, decise di andare in congedo e si trasferì in Etiopia, usando i suoi risparmi per studiare le condizioni culturali così specifiche degli immigrati africani, tentando di creare un sistema di ulpan più mirato a questa popolazione. Continue reading

Shavei Israel organizza uno Shabbaton per i ragazzi e incontra Steven Spielberg

Di Brian Blum

Ragazzi polacchi incontrano Steven Spielberg (terzo da sinistra) a Varsavia

Ragazzi polacchi incontrano Steven Spielberg (terzo da sinistra) a Varsavia

Che cosa rende un evento ebraico un successo? Quando tutti i partecipanti dicono di volerne fare un altro…il più presto possibile. E’ stato questo il chiaro messaggio del primo evento di Shavei Israel “Shabbaton per ragazzi”, svoltosi a Varsavia in Polonia, alla fine dell’anno passato. Come risultato il secondo incontro si è tenuto in quest’ultimo fine settimana.

Il primo Shabbaton per i giovani ragazzi Ebrei polacchi è stato preparato a lungo. Se n’era parlato inizialmente all’inizio del 2014 quando il rabbino capo della Polonia Rav Michael Schudrich aveva fatto notare all’emissario di Shavei Israel a Katowice, Rav Yehoshua Ellis, che sembravano esserci poche attività rivolte ai ragazzi. Collaborando con il JDC (Joint Distribution Committee) in Polonia, Rav Ellis aveva organizzato il Shabbaton, che alla fine si è tenuto a novembre, con 18 ragazzi polacchi. Continue reading

Shavei Israel pubblica la guida allo Shabbat in italiano

Di Brian Blum

Shavei Israel ha pubblicato la sua prima guida completa in italiano, alle preghiere, canzoni e dei costumi della tavola di Shabbat, ad uso in primo luogo dei Bnei Anousim in Sicilia e Italia Meridionale. Il birkon (il titolo viene dalla parola ebraica “benedizione”) è stato creato dall’emissario di Shavei Israel per i Bnei Anousim in Italia meridionale – Rav Pinchas Punturello, assieme alla responsabile del dipartimento per i Bnei Anousim presso Shavei Israel – Tzivia Kusminsky.

La guida è incentrata attorno alla completa birkat hamazon (Ringraziamento dopo i pasti), in ebraico, italiano e con la traslitterazione italiana. Vi sono anche il Kiddush e l’Havdalah di Shabbat.

Inoltre, ci sono le tradizionali zemirot (canzoni) di Shabbat (con i commenti ad ogni canzone e il suo significato, e il paese d’origine); canzoni religiose popolari e moderne intonate a Shabbat; e canzoni in italiano e nella lingua ispanico-ebraica – il ladino. Vi sono storie sulle comunità ebraiche nel mondo – i Bnei Anousim in Italia, Spagna, Portogallo e Sud America, ovviamente; ma anche le storie sugli ebrei nei posti più remoti, come Cina e India.

Il nuovo birkon è pensato in primo luogo per i Bnei Anousim con i quali Rav Punturello sta lavorando, ma, come dice: “Non devi essere un ebreo dell’Italia meridionale per pregare con il nostro birkon. Sarà anche disponibile per ogni ebreo italiano che vorrà avvicinarsi alla nostra tradizione!”

Un’iniziale tiratura di 250 copie del birkon è stata stampata. Rav Punturello li porterà in Calabria, Puglia e Sicilia durante il suo prossimo viaggio in Italia. “E le offrirò personalmente ad alcuni importanti rabbini italiani, come dono da parte di Shavei Israel”, aggiunge.

Perché Shavei Israel pubblica un birkon italiano ora? “Abbiamo altri semplici birkonim in italiano, ma questo è il primo che fa da guida completa allo Shabbat, con una raccolta completa di canzoni, spiegazioni e storia oltre alle preghiere. Prima, quando tenevamo i nostri Shabbotonim (seminari nel fine settimana) per i Bnei Anousim in Italia, dovevamo usare il birkon che Shavei Israel aveva pubblicato prima…in spagnolo!”

Oltre a quello spagnolo, Shavei Israel ha pubblicato una guida simile allo Shabbat in polacco. Ne abbiamo scritto qui.

Aggiornamenti dalla Sicilia e dall’Italia Meridionale: 40 Bnei Anousim partecipano allo Shabbaton, in attesa di Hanukkah

Brian Blum

Quaranta Bnei Anousim dalla Sicilia e dall’Italia Meridionale hanno partecipato allo Shabbaton di due giorni, organizzato da Shavei Israel alla fine di ottobre. L’incontro si è tenuto a Palermo, da dove veniva la maggior parte dei partecipanti, riferisce l’emissario nella regione di Shavei Israel, Rabbi Pinchas Punturello. Gli altri aderenti sono arrivati da Catania e da altre città della Sicilia, ma anche dalla Calabria.

La presenza di Shavei Israel si è sentita durante tutto il fine settimana. Tre giovani uomini – Carlo, Marco e Salvo – già ospiti a Gerusalemme quest’anno, per un seminario offerto da Shavei Israel per i Bnei Anousim italiani (vedi qui il nostro report), hanno preparato le drashot (discorsi sulla porzione di Torah della settimana), esposte alla tavola di Shabbat.

E’ stata anche la prima volta che i partecipanti hanno avuto occasione di usare i nuovi birkonim italiani (libri di preghiere e canti), che Shavei Israel ha recentemente pubblicato (vedi qui il nostro report). Rabbi Punturello scrive che i birkonim “hanno avuto un posto d’onore alla nostra tavola”.

Oltre ai discorsi sulla Torah, il cibo kosher e alla bella socializzazione, la comunità ha studiato e cantato canzoni in tre lingue – italiano, ebraico e ladino (la lingua ibrida ebraico-spagnola) – “per tutto il tempo, dall’accensione delle candele per cominciare lo Shabbat, fino alla fine del weekend con l’Havdalah”, aggiunge Rabbi Punturello.

Quali sono i prossimi impegni per i Bnei Anousim in Sicilia? Nella seconda settimana di Dicembre, la comunità ospiterà un gruppo di ebrei da Milano, che visiteranno l’Italia Meridionale, con lo scopo di conoscere meglio il lavoro di Shavei Israel nella regione.

E’ un evento importante.

“E’ la prima volta che una grande organizzazione ebraica italiana incontra ufficialmente alcune delle persone che Shavei Israel sta accompagnando nel loro “ritorno a casa””, dice Rabbi Punturello. Sessanta partecipanti da Milano e cinquanta da Palermo e Catania prenderanno parte all’incontro.

Quindi per Hanukkah, Shavei Israel ritornerà al nefando Palazzo Steri, l’edificio che fu quartiere generale dell’Inquisizione a Palermo tra il 1601 e il 1782, e che è stato anche prigione per gli ebrei in attesa della morte nel terribile auto da fe – bruciati sul rogo. L’anno scorso, Rabbi Punturello, ha accompagnato circa 200 Bnei Anousim, accendendo la hanukiah (il candelabro di Hanukkah) nell’ex carcere per la prima volta in assoluto. Abbiamo parlato di quell’evento qui e qui e abbiamo le foto dell’accensione delle candele qui.

Guardando al 2015, Rabbi Punturello sta collaborando con il sindaco di Palermo e con l’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) per istituire il centro ufficiale dei Bnei Anousim della Sicilia e Italia Meridionale. Ne parleremo ulteriormente seguendo gli sviluppi del processo.

Uno shabbat con il gelato al basilico.

ImmagineIn Calabria, lo scorso Shabbat, ho mangiato un gelato al basilico. Non chiedetemi ricette perchè non potrei nè saprei darne e non è questo un blog di cucina ebraica. Ma allora perchè citare la presenza del gelato al basilico durante lo Shabbaton calabrese? Perchè forse quell gelato può diventare uno strumento interpretative delle nascenti realtà del Sud.

Di fatto un gelato al basilico farebbe pensare a qualcosa di dolce, ad una sorta di fusion tra una crema classica da gelato ed un’aroma al basilico. Sappiate che il gelato al basilico non è dolce, non chiude la fine del pasto e quindi non è ciò che ci aspettiamo sia. Un pò come il Sud Italia, storicamente considerato senza presenza ebraica a seguito delle Espulsione Spagnole ed invece in questa generazione ci reserva non poche soprese.

Un gelato al basilico va mangiato con una mozzarella o dei pomodori, come una sorta di gazpacho freddo che condisce ed accompagna piatti estivi. Si tratta di fatto di un esperimento culinario che azzarda l’idea della temperatura ma non quella della composizione dei piatti o dell’abbinamento dei sapori.

Ed anche questo ricorda i piccolo nuclei ebraici del Sud che azzardano l’osservanza delle mitzvoth, Shabbat, kasherut ed altro, nei piccolo numeri e nella lontananza dalle Comunità ma non stravolgono lo Shabbat o la sua sacralità trasformandolo in qualcosa di esotico e naïf e non mischiano sapori identitari con altri elementi non ebraici o ebraicamente discutibili.

Il gelato al basilico è fatto con il basilico. Un prodotto locale, mediterraneo, comune, quasi ovvio. Ovvio come un commento di Rashi, il grande maestro medioevale, che ha insegnato il senso profondo di ciò che abbiamo sempre sotto gli occhi, i versetti del pshat, del senso comune, della lettura pura e semplice della Torà. Un basilico che è presente in tutto il Sud Italia, come la antica presenza ebraica, ma che solo la coscienza identitaria e la volontà di ritorno e di teshuvà (seria) possono trasformare da retaggio in quotidiano. Per questo motive ormai non ha più senso continuare a ripetere che il 40% per cento dei Siciliani ha radici ebraiche e lo stesso vale per la Calabria, la Puglia, la Campania. Sarebbe come dire che nel Sud Italia c’è il basilico. Certo che c’è ma portarlo nel 5773 in maniera sana e consapevole significa trasformarlo in gelato salato da mangiare con i pomodori.

A volte l’ovvio è straordinario, come un gelato al basilico mangiato con i pomodori coltivati a Palmi o Vibo Valentia, come uno Shabbat in Calabria, come un commento di Rashi che vide la sua prima stampa in italia il 18 febbraio del 1475 a Reggio Calabria. Il futuro ha sempre radici antiche.

Lo Shabbat di Catania

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Arrivare a Catania con il solo ed unico scopo di celebrare, organizzare, riempire il tempo dello Shabbat è stata senza alcun dubbio una esperienza troppo densa ed intensa per poter essere concentrata in poche righe di blog. Ovviamente senza la presenza fisica e il forte impegno degli ebrei catanesi in loco io, shaliach di Shavei Israel, sarei riuscito a fare ben poco, ma di contro proprio la presenza ed esistenza degli ebrei catanesi, così come dei calabresi, pugliesi, colombiani, argentini, russi, polacchi e cinesi è ciò che dà un senso al lavoro stesso di Shavei Israel.

L’energia della Sicilia, la presenza ebraica sussurrata in ogni angolo di strada hanno dato a questo Shabbat prospettive future da rendere reali e radici antiche alle quali ispirarsi costantemente.

Senza radici antiche ogni progetto ebraico al Sud non avrebbe senso, ma senza un futuro da costruire in termini ebraici e non solo in termini turistici o culturali ogni progetto rivolto al Sud ebraico non potrebbe giustificare la propria esistenza.

Molto altro forse dovrei dire sul suono del dialetto siciliano nelle mie orecchie e nel mio cuore, ma questo fa parte di un lessico familiare come avrebbe scritto la Ginzburg, che se condiviso perde il suo intimo sentire e rischia di diventare uno specchietto per le allodole.

La stessa cosa potrebbe accadere ai racconti dei discendenti degli anussim del Sud che trovano il loro unico senso tra le mura di casa, nell’intimità di una famiglia e di relazioni amicali e che se raccontati come fossero storie di paese non trasmettono più l’arcaica energia identitaria della quale sono portatori.

Lo Shabbaton di Catania ha viaggiato tra questi due binari, radici e futuro e si è nutrito ogni momento del tempo presente e del suo significato, di un oggi, un adesso, un qui che non è mai passato inosservato.

Siamo stati ospiti di una struttura gestita da una Comunità Evangelica, una struttura sequestrata alla mafia sulle pendici dell’Etna: la giustizia sociale si è incontrata con il Dialogo interreligioso e con il tempo sacro dello Shabbat.

I nostri ospiti ci hanno dato le chiavi e sono andati vi discretamente lasciando a noi la possibilità di fare tutto ciò che è necessario per un gruppo ebraico: kasherizzazione delle cucine, organizzazione di uno spazio bet haknesset, preparazione di uno Shabbat degno e profondo.

Lo scirocco ha soffiato senza interruzione da Sud Est, la direzione di Gerusalemme, richiamo fisico e spirituale insieme.

I sapori della Sicilia si sono incontrati nelle mani ebraiche di Catania, poche o molte che fossero al momento non importa, ma è importante essere coscienti che le mani che hanno preparato la pasta con le sarde o la caponata sono le stesse cha hanno intrecciato le challot ed acceso le nerot di Shabbat: gestualità antiche e moderne, ebraiche e non, fuse nel tempo della preparazione e della vita dello Shabbat.

Un video, un piccolo video che allego a questo breve articolo, illustra forse meglio di tante parole l’atmosfera dello Shabbaton di Catania, uno Shabbat come molti altri che però ha tanto da insegnare ai grandi ed ai piccoli numeri ebraici sparsi in Italia e nel mondo.

http://youtu.be/bVkyDTn0ftY