Parashat Vayakhel – commento video di Rav Pinhas Punturello

Il concetto di Shabbat e Mishkan, spiegati da Rav Pinhas Punturello tramite il commento video alla Parashà Vayakhel.

Buona visione e Shabbat Shalom!

 

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Parashat Vayakhel – I due volti della vita umana

di Rav Eliahu Birnbaum

Questa parashà comincia con un riassunto delle regole relative alla costruzione del Mishkan, il santuario ebraico nel deserto. Sorprende che la prima mitzvà che viene menzionata sia niente meno che quella dell’attenzione allo Shabbat, la proibizione del lavoro nel giorno settimanale di riposo.

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Il Mishkan aveva lo scopo di essere un centro spirituale, doveva essere lo spazio sacro che accompagnava Israele ovunque il popolo si trovasse. Lo Shabbat, d’altro canto, era il lasso di tempo destinato settimanalmente al sacro.

La Torà pone varie eccezioni alle proibizioni sabbatiche: lo Shabbat può essere profanato in ogni caso per salvare una vita umana e le sue regole sono posticipate per esempio di fronte alla sacralità superiore dello Yom Kippur. Potrebbe essere logico credere che, per accelerare la costruzione del santuario sarebbe stato anche permessa la profanazione dello Shabbat, considerando che Shabbat e Mishkan condividono una identica missione: elevare l’uomo a Dio. La Torà insegna invece ci dice che il Mishkan non deve essere costruito di Shabbat e che una mitzvà non annulla un’altra, che una missione sacra non giustifica mezzi profani. In definitiva, in questa parashà ci viene insegnato che il fine non giustifica i mezzi e che il bene può trasformarsi in male quando i mezzi per raggiungerlo non sono giusti, onesti, coerenti con tutto il corpo morale e normativo ai quali la vita si deve attenere.

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Gli amuleti e le cure a Shabbat

Di Rav Yitzhak Rapoport

colar-pingente-hamsa-amuleto-filigranado-cristais-turquesa-10423-MLB20028627415_012014-F-250x300Dobbiamo fare una introduzione riguardo al concetto di Eruv a Shabbat. L’Eruv è la “recinzione” di un luogo pubblico, per esempio di una città o di una parte di città. Molti dei lettori sicuramente sapranno, che l’Halachà impedisce di portare a Shabbat con sé le cose negli spazi pubblici, non si può portare nemmeno un fazzolettino in tasca. L’Eruv permette di portare le cose con sé, poiché in un certo modo cambia gli spazi pubblici in spazi privati.

Il suddetto divieto, che vige esclusivamente nei luoghi dove non c ‘è l’Eruv, ovviamente non riguarda i vestiti e i gioielli, orologi inclusi. Ma ci si pone la domanda, se sia permesso a Shabbat portare negli spazi pubblici e dove non c’è l’Eruv, gli amuleti che in qualche modo dovrebbero aiutare la salute delle persone? Nel Talmud, trattato Shabbat 60a, è scritto che si può indossare un amuleto negli spazi pubblici e dove non c’è l’Eruv, solo se sono degli “amuleti degli esperti”. Che genere di amuleti sono questi? I Rabbini ci dicono che è un termine per definire due tipi di amuleti:

a. Un amuleto eseguito da un esperto, che abbia guarito con i suoi manufatti come minimo tre persone.
b. Un amuleto semplice, che abbia guarito come minimo tre persone. Continue reading

Ballare a Shabbat, un’arma a doppio taglio

Di Rav Yitzhak Rapoport

maxresdefaultTutti abbiamo avuto occasione di ballare a Shabbat, in sinagoga o in altre occasioni. Ci stupirà che il Talmud nel trattato Shabbat (foglio 36b) vieta di ballare a Shabbat. Perché? Il Talmud lo spiega attraverso il divieto di riparare cose a Shabbat. Temevano che lo strumento sul quale si suonare, si potesse rompere e quindi andasse riparato per potere continuare a ballare in questo Santo Giorno. Quindi per evitarlo, i Rabbini hanno vietato il ballo di Shabbat.

Ma tutti noi abbiamo visto importanti rabbini ballare a Shabbat. Com’è possibile?

La risposta possiamo trovarla nei testi dei rabbini medievali, interpretatori del Talmud. Rav Moshe Isserles di Cracovia (XVI sec; Shulchan Aruch Orach Chaim, capitolo 339, paragrafo 3) scrive che a Shabbat è permesso ballare. Vi sono due motivi. Per primo, le persone nella sua epoca non erano più esperte nel riparare gli strumenti. Per questo non ripareranno immediatamente lo strumento, ma lo faranno con calma successivamente. E già questo toglie ogni dubbio legato alle riparazioni di Shabbat. Rav Isserles sostiene inoltre, che l’uso di ballare a Shabbat è oramai così diffuso che è meglio che per ignoranza si continui con questi balli, visto che oramai i divieti non li faranno smettere. Questo argomento, cioè che i Rabbini a volte evitassero di ammonire il popolo, poiché credevano che ammonire non fosse utile e che fosse meglio che le persone “peccassero per ignoranza piuttosto che per conoscenza” è molto interessante, ma non verrà analizzato in questo articolo. Però vediamo, che Rav Moshe Isserles percepiva il ballo durante Shabbat come pienamente permesso.

Anche tra i Rabbini medievali sefarditi troviamo il permesso di ballare a Shabbat, per esempio nel Libro HaKusari, scritto da Rav Yehuda HaLevi. Continue reading

Un ebreo di El Salvador: “Sono fiero di far parte del popolo di Israele”

di Yori Yalon (Israel Hayom)

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Il gruppo di El Salvador durante uno degli ultimi Shabbaton

Circa 300 salvadoregni, discendenti dei conversos spagnoli, osservano le leggi ebraiche e sognano di vivere in Israele. “Mi volevo connettere con il Creatore e ho capito che i Dieci Comandamenti fossero il migliore modo per farlo”, ci dice il capo della comunità.

Centinaia di anni dopo che i loro antenati sono fuggiti dalla Spagna, circa 300 discendenti dei conversos vivono in El Salvador come comunità vivace, osservando l’ebraismo ortodosso, lo Shabbat, e sognando di convertirsi e immigrare in Israele da ebrei.

La comunità ha costruito una sinagoga nella capitale, San Salvador, chiamandola Beit Israel. Anche se la congregazione è sparsa per tutta la città, un minyan (quorum per pregare) di fedeli, si raccoglie lì tre volte al giorno per le preghiere e il Venerdì, vigilia di Shabbat; si raccolgono nell’edificio che ospita la sinagoga e dormono nella lobby centrale, per evitare di non rispettare lo Shabbat. Continue reading