Michael Freund nella rivista “Commentary”: Predire il futuro ebraico

Di Brian Blum

Commentary-The-Jewish-Future-246x300Come sarà il futuro del popolo ebraico tra 50 anni? La rivista “Commentary” lo ha chiesto a 70 leader ebrei. Il presidente di Shavei Israel era tra questi.

L’articolo di Freund è apparso nel numero di Ottobre 2015. Freund vi scrive: “Il popolo ebraico è nella fase iniziale di una rivoluzione demografica, una cambiamento così profondo e storico nella natura che rimodellerà i contorni, il carattere, e anche il colore dell’ebraismo.”

Il cuore di questa rivoluzione sono le centinaia di migliaia di persone con radici ebraiche – Bnei Anousim, Bnei Menashe, Gli Ebrei nascosti della Polonia, gli Ispanici, gli Ebrei di Kaifeng – che in numero sempre crescente stanno cercando di ritornare all’ebraismo.

Non è solo una domanda accademica. “Per potere contare nel villaggio globale, il numero è sostanza”, scrive Freund. “Demograficamente e spiritualmente, il popolo ebraico dovrà essere in forze per far fronte a questo”.

L’articolo in originale si può leggere qui. Continue reading

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Shavei Israel pubblica un nuovo libro: “Hai radici ebraiche?”

Di Brian Blum

Do-you-have-Jewish-roots-eBook-cover-300x214Ti sei mai chiesto se hai radici ebraiche? C’è una tradizione familiare che sembra inusuale e non sai da dove venga? Forse il tuo cognome è simile a quello di altri antichi cognomi ebraici?

Shavei Israel è qui per aiutarti. Abbiamo appena pubblicato la nostra prima guida pratica alla riscoperta delle radici ebraiche. Il nuovo libro, che conta 109 pagine, disponibile sia stampato che in formato digitale, è intitolato semplicemente “Hai radici ebraiche?”

I nove capitoli rispondono alle più importanti domande che ci si pone all’inizio di un percorso di riscoperta delle proprie radici. Si parla di come condurre una ricerca genealogica (incluso come accedere agli archivi dell’Inquisizione spagnola, quando e se è il caso), quali cognomi sono più probabilmente ebraici nelle diverse parti del mondo (se sei di Palma di Mallorca e il tuo cognome è Segura, allora ci sono buone probabilità che tu abbia radici ebraiche), più informazioni sugli usi ebraici “nascosti” (come l’accensione delle candele, le tradizioni del lutto, la preparazione della challah), l’organizzazione geografica e storica.

Il testo è pieno di storie personali per ispirare e dare esempi reali – se loro ci sono riusciti, allora puoi farlo anche tu. Ci sono domande per guidare i lettori attraverso il loro processo e ogni capitolo si apre con un pasuk – una citazione appropriata dalla Torah. Continue reading

Il ministro dell’interno accoglie personalmente i nuovi immigrati Bnei Menashe

Di Moshe Cohen “Israel National News”

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Il Presidente di Shavei Israel e il Ministro dell’Interno Silvan Shalom all’Aeroporto di Ben-Gurion la scorsa settimana.

Un altro gruppo di “Ebrei Perduti”, i Bnei Menashe, è arrivato in Israele alla fine di giugno, segnando la terza volta in un mese in cui Israele ha organizzato un volo per i membri del gruppo, partiti dallo stato del nord est dell’India – il Manipur, che confina con la Birmania e il Bangladesh.

Circa 100 membri del gruppo sono arrivati all’aeroporto di Ben Gurion giovedì, unendosi ai 78 già arrivati la settimana precedente – un gruppo che includeva il 3millesimo Bnei Menashe arrivato in Israele – così come un altro contingente arrivato all’inizio di giugno, di 50 persone.
Il gruppo di giovedì è stato accolto personalmente dal Ministro dell’Interno Silvan Shalom, che li ha salutati lodando la loro decisione di venire in Israele.

“Sono così felice di accogliervi come nuovi immigrati”, ha detto Shalom. “Tutti gli ebrei appartengono a questo luogo, e farò del mio meglio per far venire tutti gli ebrei dalla Diaspora in Israele”.

I Bnei Menashe sostengono di essere discendenti della Tribù di Menasse, una delle Dieci Tribù Perdute di Israele, che vennero esiliate dall’impero Assiro dopo la morte di Re Salomone più di 2700 anni fa.

Gli immigrati sono stati portati in Israele da Shavei Israel, che ha ricevuto il permesso dal governo israeliano lo scorso ottobre, al fine di portare 900 Bnei Menashe nello Stato Ebraico fino alla fine del 2015.

Attualmente, si dice vi siano circa 7000 membri del gruppo in India, molti di questi sono interessati al trasferimento in Israele.

“Il ritorno della Tribù Perduta dei Bnei Menashe a Zion dopo 2700 anni dall’esilio è un miracolo dei nostri giorni moderni”, ha detto il presidente di Shavei Israel Michael Freund.

“E’ un testamento di determinazione e risoluzione del popolo di Israele, di tornare a casa di nuovo. In tempio come questi, in cui lo Stato Ebraico si trova sotto pressione crescente da parte della comunità internazionale, è confortante vedere che Dio continua a riunire il Suo gregge, portando a casa quelli che una volta vennero cacciati e perduti”.

Questo articolo è apparso originariamente sul sito di Arutz7.

Fondamentalmente Freund: Quando i figli di Menasse hanno visitato la tomba di Giuseppe

Di Michael Freund

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Michael Freund alla Tomba di Giuseppe con i Bnei Menashe

Era una mezzanotte dello scorso mese, quando mi sono trovato in un convoglio blindato nelle strade di Shechem (Nablus, secondo l’occupazione Palestinese), in viaggio verso una memorabile riunione di famiglia di proporzioni storiche. Dopo 2700 dall’esilio dei loro antenati dalla Terra d’Israele, un gruppo di recenti immigrati Bnei Menashe, o Figli di Menasse, si stavano recando a visitare la tomba del loro progenitore Giuseppe, il primo incontro di questo genere.

Per questi 100 discendenti di una delle Tribù Perdute di Israele, che hanno fatto aliyah lo scorso novembre grazie a Shavei Israel, l’organizzazione che presiedo, è stato un incontro emozionante, che ha dato loro l’opportunità unica di riconnettersi alle loro radici in una maniera molto tangibile.

Scortato dai militari, il nostro convoglio blindato si è fatto strada lentamente attraverso le buie e strette vie della città, a maggioranza ostile. La jeep dell’IDF improvvisamente ha frenato. Alla nostra sinistra una figura ombrosa ha scagliato qualcosa contro il primo veicolo, facendo partire diversi soldati per rincorrerlo, prima di tornare a mani vuote. Per nulla intimiditi da questo tentativo di spaventarci, pochi minuti dopo ci siamo trovati nel piccolo sito che ospita il luogo di sepoltura della riverita figura biblica.

Sono passati circa 15 anni, dall’ottobre del 2000, quando la Tomba di Giuseppe era nei titoli dei giornali di tutto il mondo.

Miliziani palestinesi e terroristi di Fatah lanciarono un assalto coordinato ai soldati israeliani che proteggevano il sito. Dopo che il primo ministro Ehud Barak ordinò all’IDF di ritirarsi, i Palestinesi si lanciarono con violenza e demolirono la tomba con mazze e spranghe di ferro. Negli anni successivi, dopo che la struttura venne riparata, l’IDF ha ripreso a permettere ai fedeli ebrei di visitare il sito una volta al mese per qualche ora, e solo al calare della notte.

Ma tutte le difficoltà incrociate durante l’organizzazione della visita del mese passato, sono solo servite a accrescere una speciale atmosfera che ha prevalso, quando finalmente è giunto il momento.

Assieme ad altre migliaia di Israeliani venuti per pregare, i ben 100 Bnei Menashe si sono affollati nel piccolo cortile fuori dalla stanza che ospita la tomba. E proprio allora, in un memorabile susseguirsi di eventi, i Bnei Menashe si sono lanciati nel canto di una preghiera antichissima chiamata “Katange, Katange”, in uno dei loro nativi linguaggi – il Thadou-Kuki. Gli anziani della comunità hanno cominciato a ballare, alzando le braccia e mimando il volo di un uccello, simboleggiando la promessa biblica in cui viene detto che il Popolo di Israele tornerà alla sua terra sulle “ali delle acquile”.

“Dopo avere vagato per migliaia di anni”, si dice nei versi della canzone, “Verrò riportato infine verso mio fratello Giuda. E proclamerò la mia gioia e contentezza attraverso la canzone” dice, pregando Dio affinché un giorno di figli di Menasse possano tornare a “ una terra piacevole stillante latte e miele”.

Incrociando le braccia i Bnei Menashe hanno formato un cerchio, facendo ancora di più risuonare le loro voci nella notte.

In un toccante momento di unità ebraica, decine di spettatori, dai rabbini ultraortodossi di Bnei Brak ai giovani uomini con kippot in testa e sandali, si sono uniti al cerchio.

Anche se non conoscevano le parole, i veterani israeliani hanno cominciato anche loro a ripetere i ritornello: “Katange, Katange Aba aw! Katange Bnei Menashe!” (ti glorifichiamo O Padre; ti glorifichiamo Bnei Menashe!) Il messaggio inviato ai Bnei Menashe è chiaro: la vostra celebrazione è anche la nostra.

Mentre gli immigrati procedevano verso la stanza della tomba, si sono trovati davanti alla grande pietra che copre la sepoltura di Giuseppe. Molti hanno cominciato a piangere, consapevoli del fatto che il loro antenato, Menasse, era il figlio maggiore di Giuseppe. Da ambedue i lati della tomba di Giuseppe vi sono due pietre più piccole che segnano i luoghi di sepoltura dei suoi figli: Menasse e Efraim.

Anche questo ha commosso i molti fedeli presenti, che hanno aperto la strada ai Bnei Menashe affinché potessero appoggiare le mani sulla tomba di Menasse e sussurrare una preghiera in onore del loro antenato, cosicché tutti i suoi discendenti possano ritornare velocemente a casa in Zion.

Questa riunione di famiglia molto speciale, che ha riunito i Bnei Menashe con i loro avi, è servita anche come segno tangibile che il ritorno del Popolo Ebraico alla nostra Terra ha la capacità di unire anche i più disparati segmenti della nostra nazione.

Qualsiasi siano le distinzioni negli abiti, le differenze di costumi, e i diversi accenti, vi è qualcosa di molto più grande che ci unisce: il legame forgiato dalla storia ebraica e dal credo collettivo nel destino ebraico.

Alcuni hanno genitori o nonni che sono sopravvissuti ai campi di concentramento tedeschi. Altri sono fuggiti da Stalin.

Ci sono quelli che si sono lasciati alle spalle il confort dell’Occidente, e quelli che possono tracciare le loro origini alle Tribù Perdute di Israele.

Ma quella notte, nel cuore dell’ostile Nablus, alla tomba di Giuseppe – il nostro comune antenato, si sono uniti in una canzone, in danze e preghiere, come se tutte le differenze tra di loro fossero solo poco più di un superficiale e insignificante dettaglio.

Se non è questo un miracolo, cos’altro può esserlo?

Questo articolo è stato anche pubblicato ne The Jerusalem Post.

YNET ha un video della visita dei Bnei Menashe alla Tomba di Giuseppe. E’ in ebraico e si può vedere qui.

Il 3000-simo Bnei Menashe atterra in Israele

di Gedalzyah Reback, The Times of Israel

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Il ministro Zeev Elkin (al centro) e Michael Freund accolgono i nuovi immigrati Bnei Menashe all’aeroporto di Ben-Gurion

Un nuovo gruppo di immigrati dall’India è arrivato nello Stato Ebraico giovedì, l’ultimo di una serie di voli in Israele degli autoproclamati discendenti di una delle bibliche tribù perdute di Israele.

Ci sono stati 78 arrivi di Bnei Menashe all’aeroporto di Ben Gurion, secondo il presidente di Shavei Israel – Michael Freund, la cui organizzazione ha lavorato con questa comunità ed è stata fondamentale nell’organizzare l’aliyah. E’ il primo di una serie di tre voli, gli altri due arriveranno la prossima settimana, che porteranno 250 persone in totale.

Il gruppo di giovedì ha fatto salire il numero di Bnei Menashe in Israele a più di 3000.

L’ultimo grande arrivo di Bnei Menashe si è svolto a novembre.

Shavei Israel ha cominciato una campagna di raccolta fondi per i nuovi gruppi di immigrati. Continue reading

Un’importante lezione sull’unità ebraica da parte del “Shulchan Aruch”

Di Michael Freund

Ebrei della Moldavia celebrano lo Shabbat alla conferenza Limmud FSU dell’anno scorso.

Ebrei della Moldavia celebrano lo Shabbat alla conferenza Limmud FSU dell’anno scorso.

Nonostante il suo impatto, il “Shulchan Aruch” è tuttora sconosciuto alla gran parte del mondo ebraico.

Quest’anno ricorre il 450° anniversario dalla pubblicazione di una delle più importanti opere ebraiche dell’era moderna, un codice scientifico così importante, da continuare ad essere un pilastro della fede, delle norme e dei valori del nostro popolo.

Tuttavia, nonostante il suo forte impatto sulla vita e sulle leggi ebraiche, il Shulchan Aruch (in ebraico “tavola apparecchiata”) rimane sconosciuto alla maggior parte degli ebrei contemporanei.

In effetti, un’intera generazione di israeliani laici è stata cresciuta senza nemmeno un accenno al suo testo, lasciata sola a immaginare il suo significato, e questo è qualcosa che richiede disperatamente un cambiamento. Continue reading

Shavei Israel ha nominato il suo nuovo emissario per gli ebrei Subbotnik in Russia

Di Brian Blum

Il nuovo emissario Aryeh Khodorkovsky (a sinistra) con il presidente di Shavei Israel, Michael Freund.

Il nuovo emissario Aryeh Khodorkovsky (a sinistra) con il presidente di Shavei Israel, Michael Freund.

Shavei Israel ha nominato Aryeh Khodorkovsky come suo nuovo emissario, per lavorare con la comunità di ebrei Subbotnik di Visoky, in Russia. Khodorkovsky inizialmente si recherà in Russia per due mesi e mezzo, a partire da metà di giugno. Lo raggiungeranno a Visoky la moglie e la figlia.

L’obiettivo principale di Khodorkovsky è quello di continuare il lavoro di Rav Zelig Avrasin, che ha ricoperto il ruolo di emissario di Shavei, fino a quando l’anno scorso non si è dovuto fermare per motivi di salute. Rav Avrasin continua a lavorare con gli ebrei Subbotnik di Beit Shemesh, in Israele, e tiene un corso online via Skype per la comunità in Russia.

Durante il periodo in cui Rav Avrasin non ha potuto viaggiare, Shavei Israel ha pensato di inviare diversi relatori in visita a Visoky per Shabbat, tra cui rabbini da Mosca e dalla comunità ebraica di Voronezh, che si trova a circa due ore di viaggio. Tuttavia c’è ancora molto da fare – aiutare a organizzare la vita di comunità, le preghiere, i corsi e – forse la cosa più importante – creare un database per gli ebrei Subbotnik interessati a fare aliyah.

Khodorkovsky non è un ebreo Subbotnik. Originario di San Pietroburgo, venne in Israele nel 2001, grazie al programma dell’Agenzia Ebraica “Selah”(pdf), un corso preparatorio della durata di un anno accademico, per i diplomati da poco dell’ex Unione Sovietica, per continuare la loro educazione superiore in Israele. Selah è un acronimo ebraico per “studenti prima dei loro genitori” e molti dei partecipanti al programma sono seguiti da altri membri della famiglia.

Khodorkovsy ha studiato alle yeshivot Machon Lev e Ateret Cohanim, prima di arruolarsi nell’Esercito di Difesa Israeliano nel 2004. Ha successivamente studiato con Rav Eliahu Mali e Rav Shlomo Aviner, ed ha fatto un corso pre-bar mitzvah per Machanaim, il Centro del Patrimonio Ebraico per gli ebrei russofoni, che aveva iniziato come rete clandestina per lo studio della Torah e della filosofia ebraica, poco prima della caduta della Cortina di Ferro. Adesso opera in tutto il ondo, incluso Israele.

Nel 2012, Khodorkovsky si è trasferito con la sua famiglia a Kfar Eldad, una piccola comunità poco lontano da Gerusalemme, costruita sia dai nativi Israeliani che dagli immigrati Russi. Khodorkovsky ricopre il ruolo di gabbai della sinagoga della comunità.

Mentre Khodorkovsky è stato in contatto con gli ebrei Subbotnik in Israele, questa sarà la sua prima visita a Visoky. Se vorresti aiutare a supportare Shavei Israel nel lavoro con gli ebrei Subbotnik in Russia, per favore considera l’opportunità di fare una donazione, visitando la nostra Pagina di Supporto.

Diamo per scontato il Muro del Pianto?

Michael Freund
F130508YS76Sta lì, silenziosamente, contemplativamente, come una sentinella di guardia, emanando forza e un drammatico senso della storia, anche se invoca le nostre più profonde brame riguardo al destino ebraico.

Come più importante luogo di tutta Gerusalemme, è un simbolo che risuona intensamente e a volte inscrutabilmente nei cuori di quelli che ne hanno sentito la morbidezza toccandolo.

Infatti, per quelli di noi nati dopo i miracolosi eventi della guerra dei Sei Giorni, è difficile concepire un tempo in cui il Muro del Pianto era defilato e irraggiungibile, languendo scoraggiato sotto un governo straniero.

Lo visitiamo quando vogliamo, liberi di recitare una preghiera e onorarlo pienamente, o piangervi tutte le lacrime che vogliono i nostri cuori.

Tuttavia, è stato proprio 48 anni fa, nel 28° giorno del mese ebraico di Iyar, che questo antico resto del Tempio venne ridato al nostro popolo, un evento che commemoriamo da allora ogni anno – Yom Yerushalaim.

Ma in realtà, quanto apprezziamo e rispettiamo il Muro? Ho anche esitato a chiedere, ma: diamo per caso, il Muro del Pianto per scontato? Continue reading

Un ebreo di El Salvador: “Sono fiero di far parte del popolo di Israele”

di Yori Yalon (Israel Hayom)

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Il gruppo di El Salvador durante uno degli ultimi Shabbaton

Circa 300 salvadoregni, discendenti dei conversos spagnoli, osservano le leggi ebraiche e sognano di vivere in Israele. “Mi volevo connettere con il Creatore e ho capito che i Dieci Comandamenti fossero il migliore modo per farlo”, ci dice il capo della comunità.

Centinaia di anni dopo che i loro antenati sono fuggiti dalla Spagna, circa 300 discendenti dei conversos vivono in El Salvador come comunità vivace, osservando l’ebraismo ortodosso, lo Shabbat, e sognando di convertirsi e immigrare in Israele da ebrei.

La comunità ha costruito una sinagoga nella capitale, San Salvador, chiamandola Beit Israel. Anche se la congregazione è sparsa per tutta la città, un minyan (quorum per pregare) di fedeli, si raccoglie lì tre volte al giorno per le preghiere e il Venerdì, vigilia di Shabbat; si raccolgono nell’edificio che ospita la sinagoga e dormono nella lobby centrale, per evitare di non rispettare lo Shabbat. Continue reading

“Divenire Mosè” (Becoming Moses) – un profilo di Shavei Israel in Tablet Magazine

Becoming-Moses-cover-300x275Tablet Magazine ha recentemente pubblicato un ampio profilo di Shavei Israel e del suo presidente e fondatore Micheal Freund. L’intero articolo, intitolato “Becoming Moses”, può essere letto qui. Il reporter Matthew Fishbine ha passato mesi lavorando sul pezzo, inclusa una visita in India con Shavei Israel, per descrivere la vita dei Bnei Menashe. Fishbine ne racconta la sua impressione, visitando Manipur e descrivendo il loro anelito per Zion. Ci narra poi di uno dei voli di aliyah di Shavei Israel dall’India e continua con l’incontro dei Bnei Menashe nel centro di Kfar Hasidim in Israele. L’articolo descrive anche le pittoresche origini dell’organizzazione Shavei Israel.

Leggi l’intero articolo