Un ebreo cinese si arruola nell’IDF

di Brian Blum

E’ nell’esercito adesso: Tony (Hoshea) Liang è l’ultimo degli ebrei cinesi ad arruolarsi nell’IDF (Forze di Difesa Israeliane).

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Sei anni fa Shavei Israel ha aiutato sette giovani uomini cinesi a fare aliyah dall’antica comunità ebraica di Kaifeng. Gidon Fan e Yonatan Xue hanno già completato il loro servizio nell’esercito, mentre Moshe Li ha ancora qualche mese davanti a sé (e la vita militare gli piace così tanto che vuole firmare per un altro periodo).

Tony, il più giovane tra i sette – aveva solo 18 anni quando arrivò in Israele – si è arruolato a metà dicembre, e servirà per sei mesi, di cui i primi tre saranno un ulpan di ebraico intensivo, con una particolare attenzione alla terminologia che serve nell’esercito. Sarà una specie di ritorno agli inizi della vita in Israele, quando Tony e i suoi amici cinesi studiavano all’ulpan del Kibbutz Sde Eliyahu. A questo sono seguiti diversi anni di studi in una yeshiva a Gerusalemme, prima che i sette uomini facessero conversione ufficiale all’ebraismo, sotto gli auspici del Rabbinato Centrale di Israele, due anni fa.

Da allora hanno seguito percorsi professionali differenti. Yonatan ha sfruttato il suo periodo nell’esercito per approfondire le conoscenze che si era portato dalla Cina, diventando un assistente odontoiatra. Tony nel frattempo, aveva iniziato una carriera nell’industria alberghiera, lavorando prima in un hotel della zona e ultimamente guidando gruppi di turisti cinesi nella Terra Santa – un lavoro che spera di potere continuare dopo il servizio militare.

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Gli ebrei hanno vissuto a Kaifeng, una volta tra le capitali della Cina imperiale, per più di mille anni, arrivando inizialmente come mercanti dalla Persia o dall’Iraq, facendo affari lungo la Via della Seta.

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Storie di Bnei Anousim: Luis, Claudia e Barbara Morao, di Belmonte in Portogallo

di Brian Blum

Luis (Uziel) Morao è venuto a conoscenza delle sue radici ebraiche in Portogallo da bambino…letteralmente: la sua famiglia ha cominciato a praticare l’ebraismo dopo la sua circoncisione, anche se per Luis non è stato a 8 giorni, ma quando aveva 10 anni. Da quel momento, quindi, “la mia vita da adolescente è stata molto intensa, poiché sono stato cresciuto in un ambiente puramente ebraico nel villaggio di Belmonte”, racconta Luis.

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Più di 500 anni fa, la città centrale del Portogallo Belmonte, oggi a due ore di macchina da Lisbona, aveva una comunità ebraica molto vivace – fino a quando i suoi membri non furono costretti a convertirsi al cattolicesimo nel 1497 e l’Inquisizione li costrinse a nascondersi.

Ma gli Anousim – gli ebrei “nascosti” – di Belmonte erano scrupolosi riguardo alle loro osservanze clandestine. Secondo Leah Jaya Bisquert Bertomeu, che ha visitato la comunità nel 2013, “non hanno mai mancato di celebrare Kippur, la festa di Ester (prima di Purim) e Pesach. Sapevano però le date delle feste solo grazie ai pieni di luna”. Il rabbino capo di Efrat, Shlomo Riskin, che ha visitato Belmonte nel 2011, aggiunge “per 500 anni i loro discendenti si sono sposati tra loro tenendo l’ebraismo segreto”.

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L’aliyah dei Kaifeng: la storia di Li Jing

di Brian Blum

L’aliyah dalla Cina continua. Nei prossimi mesi, cinque ragazze ebree della Comunità Ebraica di Kaifeng immigreranno in Israele. Ognuna ha la sua storia affascinante da raccontare. Oggi vi presentiamo Li Jing.

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A 27 anni, Li Jing è la più anziana delle cinque donne. Li è cresciuta a Kaifeng, ma ha studiato Marketing inglese all’Università di Xi’an, cittadina a sei ore di treno da casa e patria dei famosi Guerrieri di Terracotta.

Dopo gli studi Li ha lavorato come customer service manager a Kaifeng fino a due mesi fa, quando ha lasciato il lavoro per prepararsi meglio all’aliyah. “Mi piaceva molto il mio lavoro”, ci dice. Nondimeno è già pronta per nuove opportunità di business in Israele. In questi giorni sta studiando ebraico e inglese online con un tutor speciale di Shavei Israel.

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Diversamente da altre comunità con le quali lavora Shavei Israel, gli ebrei Kaifeng non hanno mai dimenticato o nascosto la loro identità. “Li Jing stessa ci dice che sapeva sin da bambina di essere ebrea. “Mio padre ci disse che i nostri antenati erano venuti da Israele. Tuttavia so che devo ancora imparare molte cose. Quando l’ho saputo ero piena di gioia. Ma poi mi sono confusa. Cosa significa davvero essere ebrei?”

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Laura Ben-David parla di Shavei Israel negli Stati Uniti

Di Brian Blum

 

La direttrice del marketing di Shavei Israel Laura Ben-David è stata in viaggio le ultime due settimane, parlando delle attività di Shavei Israel alle comunità ebraiche in tutti gli Stati Uniti: dal New Jersey a Filadelfia, fino a Los Angeles e San Diego, e qualche altro posto per strada.

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I suoi discorsi si sono concentrati su tre delle comunità che Shavei Israel sta aiutando: i Bnei Menashe in India, gli Ebrei “nascosti” della Polonia, e i Bnei Anousim in Spagna, Portogallo e Sud America. Il filo conduttore: “Vi sono persone in tutto il mondo che ora dimostrano una connessione con Israele”, ha detto Ben-David durante la sue presentazione in Pennsylvania alla sinagoga Lowe Merion. “Sento che stiamo facendo una cosa molto importante”.

Ben-David ha descritto la sua visita ai Bnei Menashe in Manipur, India, dell’anno scorso. “Mi sono recata lì e sono rimasta travolta”, ha detto. “Noi pensavamo che loro fossero scomparsi, e loro pensavano che noi fossimo scomparsi”.

Ma non lo erano, e adesso il loro desiderio più fervente è di fare aliyah. “Per loro è molto semplice”, spiega Ben-David. “Si dovrebbe vivere in Israele, e quindi vivi in Israele”.

Prima del suo discorso alla Southern California Yeshiva High a San Diego, la Ben-David ha descritto al direttore del San Diego Jewish World – Donald Harrison – come la parola “ebreo” fosse sconosciuta ai Bnei Menashe. “Credevano di essere i discendenti di Menasse, il figlio del Yossef biblico, e che erano gli ultimi del loro popolo”. Il Rabbinato di Israele ha accettato la rivendicazione da parte dei Bnei Menashe delle loro origini ebraiche, grazie alla preservazione da parte della comunità di diversi usi ebraici, ha spiegato Ben-David nella sua intervista a San Diego.

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Un nuovo emissario per il centro Zion Torah in India

Di Brian Blum

 

Tamar Tzur è una ginecologa israeliana. Voleva aggiungere alle sue specializzazioni gli interventi con laparoscopia. Poiché il sistema educativo israeliano non prevede questi insegnamenti presso le accademie di medicina, allor Tamar ha cominciato a fare ricerche su internet per trovare un buon corso in qualche parte del mondo. A quel punto suo marito le ha suggerito qualcosa di molto sorprendente.

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Tamar, Noam e Yishai Tzur, prima della partenza per l’India

 

“Cosa ne dici dell’India?” le ha detto. Tamar era scettica. Non faceva parte di quella categoria di israeliani che dopo il servizio militare sono partiti zaino in spalla per l’Asia. Non era mai stata in India.

Ma l’India interessava Yishai per un’altra ragione. Nei precedenti due anni aveva conosciuto Samuel e Anne Devasahayam, capi del centro Zion Torah, nella città di Erode, nella provincia di Tamil Nadu. Nel 2001, Samuel aveva capito che l’ebraismo era la vera strada verso Dio. Dopo dieci anni, oggi è a capo di una comunità che conta 1500 Indiani osservanti della Torah. Gli uomini portano le kippot e sono circoncisi, le mezuzot adornano ogni stipite delle porte, e la comunità osserva lo Shabbat, tutte le feste ebraiche e le regole della kasherut.

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Il nuovo emissario di Shavei Israel in Cile: un vero ingegnere aerospaziale

Di Brian Blum

Rab-Abraham-IsraelNon è che capiti ogni giorno che Shavei Israel assuma un ingegnere aerospaziale. Ma il nostro ultimissimo emissario, Rav Avraham Israel Latapiat, ha un curriculum che potrebbe portarlo fin sulla luna. Per ora, invece, servirà una comunità più terrestre: i Bnei Anousim di Santiago in Cile.

Anche lui originario del Cile, Rav Latapiat ha ottenuto il suo PhD (dottorato) in matematica, dall’Università della Pennsylvania, e successivamente è stato professore presso l’Università Centrale del Venezuela dove è stato tra i cofondatori del programma “Knowing in Freedom” (Conoscere in libertà), collegato alla facoltà di medicina, economia e scienze sociali. E’ un membro della American Mathematical Society e ha molte pubblicazioni sull’astrofisica, incluse quelle via L’Astrophysics Center della NASA e il Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics.

Spostandosi dalla matematica alla mishnà, Rav Latapiat ha ricevuto la sua ordinazione rabbinica dal Pirchei Shoshanim Yeshiva in Israele. Ha fondato un kollel (una yeshiva per uomini sposati) chiamato HaOr HaKodesh a Caracas, in Venezuela, prima di ritornare a vivere in Cile, dove risiede adesso assieme a sua moglie. E’ un membro attivo del Kollel Hazon Ish in Cile, è il rappresentante del Sud America per il Machon Anousim, ed è direttore di progetti per Ta’am Kosher, l’agenzia di certificazione dei prodotti casher. E’ anche presidente del CEDIH, un’organizzazione il cui scopo è di “riportare gli uomini allo studio della Torah”. Continue reading

Michael Freund nella rivista “Commentary”: Predire il futuro ebraico

Di Brian Blum

Commentary-The-Jewish-Future-246x300Come sarà il futuro del popolo ebraico tra 50 anni? La rivista “Commentary” lo ha chiesto a 70 leader ebrei. Il presidente di Shavei Israel era tra questi.

L’articolo di Freund è apparso nel numero di Ottobre 2015. Freund vi scrive: “Il popolo ebraico è nella fase iniziale di una rivoluzione demografica, una cambiamento così profondo e storico nella natura che rimodellerà i contorni, il carattere, e anche il colore dell’ebraismo.”

Il cuore di questa rivoluzione sono le centinaia di migliaia di persone con radici ebraiche – Bnei Anousim, Bnei Menashe, Gli Ebrei nascosti della Polonia, gli Ispanici, gli Ebrei di Kaifeng – che in numero sempre crescente stanno cercando di ritornare all’ebraismo.

Non è solo una domanda accademica. “Per potere contare nel villaggio globale, il numero è sostanza”, scrive Freund. “Demograficamente e spiritualmente, il popolo ebraico dovrà essere in forze per far fronte a questo”.

L’articolo in originale si può leggere qui. Continue reading

FOTO: L’Asilo do Lodz

Di Brian Blum

Rav Szychowski al Gan Matanel di Lodz, mostra come suonare lo shofar

Gan Matanel è finalmente aperto! La prima scuola ebraica dal 1968 nella città polacca di Lodz, è già in piedi e con 8 bambini che la frequentano ogni mattina. Operante nell’area dell’edificio della Comunità Ebraica di Lodz, la nuova scuola, sponsorizzata anche da Shavei Israel, è portata avanti da Miriam Szychowski. Abbiamo scritto di Miriam e suo marito Dawid, emissario di Shavei Israel a Lodz, qui. Il vostro aiuto ha reso possibile l’apertura del Gan Matanel. (C’è sempre tempo per fare una donazione – leggi questo link).

Miriam ci ha inviato un po’ di foto, per darci un assaggio della vita di Gan Matanel. Ecco Dawid che suona lo shofar assieme ai bambini durante Rosh HaShana, così come mentre fa lezione ai più grandi (poco bambini!) della comunità.

Rav Szychowski durante le lezioni a Lodz

Scuotendo il lulav con Rav Szychowski

Shavei Israel presenta il suo E-Calendario Ebraico in spagnolo

L’e-calendario di Shavei Israel per ottobre

L’e-calendario di Shavei Israel per ottobre

Brian Blum

Sandra Luz Patarroyo è una artista colombiana discendente di Bnei Anousim. Diversi mesi fa ha contatto Shavei Israel con una proposta: creare un calendario online per la comunità Bnei Anousim, in cui sarebbero visibili tutte le festività ebraiche, le letture settimanali di Torah, e le date ebraiche assieme a quelle inglesi. Patarroyo ha inviato a Shavei Israel un’illustrazione originale e Shavei Israel ha costruito il calendario.

Poiché il calendario è online, può anche includere dei link. Tra questi vi sono una lista degli Shabbat nel mondo con gli orari delle accensioni delle candele; un video di YouTube con una canzone in ladino; e una ricetta per preparare la tradizionale torta di arance sefardita. Le ricette verranno aggiornate regolarmente, così come la veste grafica e le canzoni.

“L’idea principale di questo calendario era di aiutare i Bnei Anousim a connettersi con le loro tradizioni passate”, ci spiega Tzivia Kusminsky, coordinatrice di Shavei Israel per i Bnei Anousim. “Ecco perché la canzone è in ladino e la ricetta è tradizionalmente sefardita.”

Potete trovare il nostro nuovo e-calendario in spagnolo sul blog di Shavei Israel.

Il primo ministro israeliano parla dei Bnei Menashe nel suo discorso alla Knesset

Di Brian Blum

Il primo ministro Netanyahu durante il suo discorso alla Knesset

Il primo ministro Netanyahu durante il suo discorso alla Knesset

Il primo ministro Benjamin Netanyahu, si è rivolto a Pranab Mukherjee, presidente dell’India, durante una sessione alla Knesset il 14 ottobre 2015. Durante il suo discorso di benvenuto a Mukherjee in Israele, Netanyahu ha enfatizzato il forte legame tra i due paesi, citando gli immigrati Bnei Menashe, che si sono trasferiti dall’India in Israele. E’ stata la prima volta che un primo ministro israeliano ha parlato dei Bnei Menashe nella Knesset.

Abbiamo un clip del discorso del primo ministro, qui in basso. E qui il testo:

“Signor Presidente, so che Lei condivide il nostro desiderio di pace e sicurezza, e Le devo dire che noi sentiamo la grande empatia e l’affetto che l’India sente verso il Popolo ebraico. I meravigliosi Bnei Menashe, che sono arrivati e che arrivano dall’India in Israele, fanno da ponte vivente tra noi, e con il loro amore per Israele e la loro grande umiltà e attraverso i loro enormi sforzi, si stanno integrando con la società israeliana, ma stanno anche creando un ponte tra i nostri due popoli.”

Si può leggere l’intero discorso qui.