Chanukkà: oltre le candeline

Di Rav Pinchas Punturello

L’impatto emozionale e storico della festa di Channukkà generalmente porta le nostre riflessioni lungo la strada della luce, di un mondo da illuminare, della lotta contro il buio.

Se da un lato l’idea dell’impegno della luce contro il buio è commovente, dall’altro rischia di scivolare in un buonismo pericoloso o in una sorta di momento collettivo, per il quale l’accensione delle channukkiot può perdere il senso della mitzvà, perdendo anche un altro grande insegnamento per l’intero mondo ed in particolare per la nostra generazione.

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Channukkà non è solo una festa religiosa, gli avvenimenti che la contraddistinguono sono storici, a tratti militari, ci raccontano la resistenza ad un potere maggioritario, quello ellenista, che tentò in tutti i modi e con ogni mezzo di inglobare e neutralizzare la cultura ebraica, la storia ebraica, il culto ebraico, in altre parole la nostra identità. Channukkà è una festa che è stata fonte di molte discussioni prima di essere accettata dai nostri maestri come mitzvà, come momento religioso “obbligatorio” da tramandare per le future generazioni del popolo ebraico e del mondo intero.

Nel Talmud Shabbat 21a alla 23b le discussioni su Channukkà sono accese, impegnative e con differenti punti di vista e di sofferenza perché dietro la difesa militare organizzata dai fratelli Maccabei si nascondeva anche il dolore di una guerra civile e di un popolo ebraico dilaniato dalla assimilazione e da una cultura ellenista che pur presentandosi come una cultura universalista ed accogliente in realtà chiedeva e pretendeva l’appiattimento di ogni differenza. Per comprendere realmente gli eventi, per metabolizzare i dolori degli scontri fratricidi, per superare le distanze ed i lutti di una guerra fu necessario un anno ed infatti è detto nella Ghemarà Shabbat 21b: “ L’anno successivo fu stabilito che questi giorno fossero giorni di festa con inni di lode e ringraziamento.” Channukkà non è una festa di facile comprensione al di là della gioia e della semplicità di una luce che illumina il buio. Channukkà è forse la festa più rivoluzionaria della nostra storia. Channukkà è la festa con il messaggio più ebraico ed allo stesso tempo più universale del nostro calendario. Channukkà ha il richiamo all’azione più pregnante dal quale nessuno può sentirsi escluso. La realtà della società ebraica ai tempi dei Maccabei era disastrosa: una buona parte del nostro popolo aveva ceduto alle lusinghe della cultura greca o aveva semplicemente accettato la “superiorità” greca, un’altra parte del nostro popolo intanto si arroccava sulla giusta difesa di se stesso rischiando di non poter più comunicare con il resto degli ebrei e del mondo intero. In questa situazione disperata il gesto militare, la resistenza culturale e la difesa spirituale furono azioni rivoluzionarie. Come l’accensione di una sola ampolla d’olio. Che senso aveva accendere una ampolla d’olio quando si era coscienti che non sarebbe bastata? Esattamente in quel momento, quando i Maccabei decisero di accendere comunque la menorah pur consapevoli della poca quantità d’olio, ci hanno insegnato la più grande lezione morale di ogni tempo: non arrendersi mai di fronte al buio. Mai. Anche in presenza di una sola ampolla d’olio, anche in presenza di una schiacciante forza numerica, anche in presenza di una realtà che sembra essere tutta a nostro sfavore. L’accensione di quella unica ampolla fu forse il gesto più rivoluzionario e più politico tra tutti quelli compiuti dai Maccabei e dai loro sostenitori, fu un gesto di fede, di amore, di educazione, di speranza, di vera responsabilità. Terminata la guerra, pianti i lutti, ristabiliti i giusti diritti ed i giusti doveri per l’esistenza di tutti e di ogni cultura, allora come oggi resta necessario illuminare e creare una comunicazione di luce e tra luci, una comunicazione che se non comprendiamo e combattiamo il buio che abbiamo di fronte ha solo il sapore di un gesto folkloristico.

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