Kislev, un mese con un messaggio

Siamo da poco entrati nel mese di Kislev. Alla fine di questo mese ci sarà la festa di Hanukkà. Il mese di Kislev è il terzo mese dell’anno secondo la numerazione dei mesi rabbinica, che inizia con il 1 di Tishrei (Rosh-haShanà). Ma Kislev è anche il nono mese dell’anno, secondo la numerazione della Torah, che inizia a contare i mesi da Nissan.

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Vorrei per prima spiegare come mai la Torah conta Nisan come il primo mese dell’anno, mentre i Rabbini hanno creato una numerazione che inizia da Tishrei (Rosh ha-Shanà).

La volontà di HaShem, come vediamo nella Torah, è che il Suo popolo, il popolo di Israele, sia il punto più centrale della Torah. Per questo la Torah conta l’inizio dell’anno dal mese in cui il popolo d’Israele è uscito dall’Egitto. Invece i nostri Rabbini hanno voluto diversamente. Loro volevano che noi percepissimo HaShem come il “punto” più centrale della Torah, e non noi stessi! Per questo i Rabbini hanno deciso che il giorno in cui HaShem ha aperto il creato, cioè il primo giorno del mese Tishrei (Rosh ha-Shanà), deve essere il primo giorno dell’anno. Per questo il mese di Kislev è il terzo mese secondo la numerazione rabbinica e il nono secondo la numerazione data dalla Torah.

Vorrei ora spiegare un po’ il carattere del mese di Kislev. I nomi dei mesi sono stati dati durante l’esilio babilonese, nel VI sec. p.E.V. La Torah da ai mesi semplicemente un numero, mentre i Rabbini hanno creato i nomi dei mesi durante l’esilio in Babilonia. Il motivo è ovviamente che i Rabbini volevano noi capissimo quale è il messaggio dei mesi, attraverso il loro nome. Concentriamoci quindi a capire il nome di Kislev.

La parola Kislev ha i suoi riferimenti sia in lingua babilonese che in lingua ebraica. Nella lingua dei Babilonesi significa più o meno “nuvoloso” e si riferisce alle condizioni metereologiche del periodo. Invece in lingua ebraica la traduzione della parola “kesel”, radice di Kislev, significa “speranza”. Per esempio nel libro di Giobbe (31:24) dice il versetto – Im samti zahav kisli “se ho fatto dell’oro la mia speranza”. La parola kisli, cioè “mio kesel” significa “mia speranza”.

Credo che i Rabbini scegliendo questo nome per il terzo mese dell’anno, avevano in mente un messaggio. Le questioni della vita sono a volte “nuvolose”, cioè pesanti. Una persona di fede deve ricordarsi, che queste “nuvole” ci vengono messe da HaShem come una sfida, e questa prospettiva ci da speranza.

Il mese di Kislev appare nel Tanach due volte, nel primo versetto del Libro di Neemia e nel mezzo del Libro di Zaccaria. Ambedue le volte lo vediamo nello stesso contesto, vale a dire, che le questioni che ci sembrano tanto buie poi diventano sempre migliori. Lo vediamo in particolare nel Libro di Neemia, che inizia con il ricordo del mese di Kislev. Neemia è stato quel condottiero, che è ritornato da Babilonia in Terra d’Israele e ha ricostruito Gerusalemme.

Questo messaggio è calzante per questo mese anche da un’altra prospettiva della storia ebraica. Circa 2200 anni fa, re Antioco Epifanes ha conquistato Israele, introducendo l’idolatria nel Tempio di Gerusalemme e cercando di sradicare l’ebraismo. La situazione era alquanto “nuvolosa”. Tuttavia un piccolo gruppo di persone, guidato da una famiglia di cohanim (Hashmonaim), decise di iniziare una lotta partigiana. Questa partigianeria non aveva nessuna speranza di vittoria contro gli ellenici, e sembrava inutile. Ma i Maccabei vedevano una speranza, dove gli altri vedevano “le nuvole” e contro tutti hanno iniziato la lotta. Il popolo ebraico ancora oggi è molto grato a loro. Non ci si deve mai arrendere e smettere di migliorare le proprie condizioni di vita. Anche se a volte è difficile capire dove e come si deve lottare.

Saluti da Gerusalemme

Rav Yitzhak Rapoport

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