Parashat Toldot

Rav Pinchas Punturello

n79dtu0fLa parashà settimanale ci presenta fin da subito la difficile, ma tanto desiderata, gravidanza di Rivka, che porta in grembo due gemelli che si muovono incessantemente senza darle riposo. Rivka saprà che i due gemelli saranno padri di due popoli o per meglio dire di due approcci diversi al mondo, tra la materia e lo spirito, in una lotta senza sosta e dove, a volte, i ruoli potranno essere anche drammaticamente confusi, tra il fratello tendente alla spiritualità e quello tendente alla materialità. ( Genesi 25, dal verso 22 in poi).

Come e dove avrà Rivka risposte alle sue domande? Il testo biblico ci racconta che una volta avvertiti questi terribili dolori Rivka “andò a chiedere all’Eterno”, motivo di tanta pena. Rashì commenta il versetto dicendoci che si recò a sentire quale sarebbe stata la conclusione della sua gravidanza. Il Midrash Bereshit Raba afferma invce che Rivka si recò nel bet midrash di Shem ed Ever, che erano discendenti di Noè e suoi discepoli, che le spiegarono l’esistenza dei due gemelli ed il loro destino simbolico.

Solo Ramban, il grande maestro spagnolo, pur citando Rashì ed in parte il midrash, si distacca un po’ dal commento corrente. Per Ramban, infatti, il termine ebraico “chiedere, cercare לדרוש” va collegato con il senso della preghiera, come nel salmo 34, 5, in un versetto del profeta Amos 5,4 ed in quello del profeta Ezechiele 20, 3. Ramban propone, attraverso le similitudini linguistiche e grammaticali, l’idea di una Rivka che si alza in preghiera per poter meglio capire ciò che le accade e meglio capire come agire, come trovare il proprio ruolo in quella situazione. La preghiera, quindi, come dialogo e come ricerca, come domanda identitaria e proprio posto nel mondo.

Quello che resta però da sottolineare è che sia che si tratti di ricerca intellettuale ( la visita al bet midrash), che di consiglio morale ( la domanda agli antichi maestri), di preghiera o di urlo all’Eterno, per poter trovare quello che spiritualmente ci manca non possiamo stare fermi in attesa. Il testo è chiaro: Rivka andò ad interrogare l’Eterno. Camminò, si mosse, si mise in azione e non aspettò passiva: nel movimento spirituale esistono le risposte che cerchiamo, nella cristallizzazione di noi stessi troviamo invece solo un grande silenzio.

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