Parashat Noach

Rav Pinchas Punturello

2630_2081E’ famoso il confronto che fa Rashi tra Noè ed Abramo giocando con le parole del versetto che presenta Noè come “giusto nella sua generazione” ( Genesi 6, 9) cosa che può essere interpretata a suo favore, come giusto nonostante la corruzione della sua generazione prediluvio o giusto relativamente alla sua gnerazione, poiché se Noè fosse vissuto ai tempi di Abramo non sarebbe stato considerato giusto. Per avallare questa seconda ipotesi la grande commentatrice Nechama Leibovitz propone un confronto tra i versetti in Genesi 6, 9 che ci descrivono Noè che “procedeva con Dio” ed i versetti in Genesi 17, 1 che ci raccontano che Abramo procedeva davanti a Dio, “Procedi davanti a me” dice l’Eterno a nostro padre Abramo. In genere i commentatori si fermano a questo confronto, definendo in maniera chiara che Noè è il padre dell’umanità dopo il nuovo inizio post diluvio, mentre Abramo, colui che procede davanti a Dio, ha avuto il merito di essere il padre del popolo ebraico. Eppure in questo procedere davanti a Dio, l’ebraismo offre al mondo una riflessione profonda. La storia dei popoli che si sono arrogati il diritto di essere portavoce della volontà divina è piena di richiami al fatto che Dio fosse con loro ed in nome di questa certezza sono stati perpetuati massacri di uomini, donne e bambini. Lo hanno detto i Crociati, i missionari in Sud America ed in Africa, lo hanno detto i bianchi americani incontrando i nativi pellerossa, lo hanno detto i cosacchi durante i pogrom, lo hanno detto i nazisti (Got mit uns), lo hanno detto i fascisti di Salò ed oggi lo affermano in molto mondo islamico estremista. Dio è con me, quindi posso fare tutto, perché lo faccio in nome di Dio. Il messaggio della Torà è significativamente diverso. Nostro padre Abramo non aveva Dio con lui, procedeva davanti a Dio, ovvero portava il messaggio di Dio prima di ogni altra cosa, preparando il terreno morale, spirituale ed etico affinché Dio venisse compreso ed accettato. Perché se si ha la pretesa che Dio sia con noi, perdiamo di vista il senso della nostra responsabilità umana nell’agire per Dio e davanti a Dio, perdiamo il senso di una giustizia condivisa, del rispetto reciproco e ci arrocchiamo, pericolosamente armati, sull’idea che tutto ci è permesso, perché Lui è con noi. Ma la realtà della Torà dice all’uomo che si riconosce in quanto figlio di Abramo che lui deve essere davanti a Dio, ambasciatore di Dio, con Dio che lo benedice alle spalle e che guarda al suo giusto operato, non lo assolve dal compiere il male. Perché il male non può mai avere l’idea di Dio come propria giustificazione.

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