La gioia di Gerusalemme

Nel Talmud, trattato Taanit foglio 30b, è scritto:
“Tutti quelli che piangono la distruzione di Gerusalemme meriteranno di rivederla in tutta la sua gioia”.

Questa frase del Talmud ci fa quindi venire alla mente questa domanda: Non dovrebbe essere scritto “vedere Gerusalemme nella sua ricostruzione” invece che “nella sua gioia”? La logica richiederebbe la regola “occhio per occhio”. Secondo questa regola dunque, chi piange Gerusalemme distrutta dovrebbe meritare di vederla ricostruita. Però il Talmud dice un’altra cosa. Come mai?

Rav Kook, il primo Rabbino Capo della Terra d’Israele nel XX secolo ha spiegato quest’espressione del Talmud, da una prospettiva psicologica. Molte persone saranno in vita quando Gerusalemme verrà del tutto ricostruita, ma tutti loro saranno felici nello stesso modo? Ovviamente no. Quanto più una persona ha sentito dolore per la distruzione di Gerusalemme, tanto più proverà gioia per la sua ricostruzione. Questa è la regola per le emozioni dell’uomo. Ecco perché il Talmud ci dice che ne ha pianto la distruzione, la vedrà in tutta la sua gioia. Poiché ha provato dolore, ora proverà tanta gioia.

Nel 1920 le Nazioni Unite hanno approvato la Dichiarazione di Balfour, che sanciva la Terra d’Israele come patria del Popolo Ebraico. In quel periodo Rav Kook notò che non tutti gli ebrei ne erano felici. Osservò che ci sono diverse forme di lutto per l’Esilio in Diaspora, e non tutti provano dolore nello stesso modo. Da un lato vi era tristezza a causa dell’abbassamento spirituale. Qualsiasi vero studente di Torah lo sentiva. Lo studio dei trattati talmudici in cui si parla delle celebrazioni nel Tempio e di altre mitzvot, che non si possono fare fuori da Israele e/o senza l’esistenza del Tempio a Gerusalemme, provocava in un vero studente di Torah nostalgia per questo. Ma oltre alla tristezza per non potere eseguire queste mitzvot vi era anche un altro aspetto del nostro lutto dovuto al nostro esilio: la mancanza di un’indipendenza nazionale.

L’indipendenza del Popolo di Israele non è soltanto qualcosa di fisico, ma soprattutto qualcosa di importante spiritualmente. Nel Talmud (trattato Taanit, foglio 5a) si dice: “Il Santo, che sia Benedetto, ha detto: Io non entrerò nell’Alta Gerusalemme se non sarò entrato nella Bassa Gerusalemme”. I Rabbini spiegano che la Gerusalemme Alta è il rifugio per le anime molto speciali. HaShem non comincerà a inviare queste anime in terra, finché il Suo popolo non sarà in terra di Gerusalemme, ciò significa la Sua entrata nella Gerusalemme Bassa. In altre parole, dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967, da quando abbiamo riconquistato tutta Gerusalemme. Grandissimi progressi globalmente negli ultimi decenni, ci dimostrano quanto siano speciali queste anime, nate dopo il 1967. Queste anime hanno costruito un mondo ancora inimmaginabile fino 50 anni fa.

Mosè ha inviato 12 spie per esplorare la Terra Promessa. 10 di loro hanno commesso peccato criticando la Terra Promessa e il popolo ha creduto alle loro parole. Come possiamo noi, loro discendenti, riparare questo errore? Rav Kook ha descritto il peccato delle spie e del resto del popolo con le parole “pianto immotivato”. HaShem ha aiutato ininterrottamente i nostri antenati, e non dovevano di che lamentarsi e piangere. Il loro pianto immotivato deve essere riparato con la regola “occhio per occhio” – cioè con una gioia immotivata. Che aspetto ha la gioia immotivata? Spesso abbiamo paura di essere gioiosi, pensando che ancora non tutto è perfetto. Abbiamo paura che possa andare peggio e quindi è meglio non gioire troppo. In questo consiste il nostro errore. Non dobbiamo aspettare con la gioia fino a che non arriveremo all’ultimo gradino della redenzione. Proprio ora, quando sentiamo solo le prime “scintille di redenzione” dobbiamo essere molto gioiosi. Questa gioia appunto, accelererà il processo che ci porta all’ultimo gradino della redenzione.

Concludiamo con le parole di Rav Yehuda HaLevi (Spagna XI-XII secolo) dal suo libro HaKuzari: “Gerusalemme non verrà ricostruita finché il popolo ebraico non ne sentirà una tale mancanza che farà loro amare perfino le sue pietre e la sua polvere”.

Saluti da Gerusalemme
Rav Yitzhak Rapoport

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