Insegnare ebraico ai Bnei Menashe in India

Di Brian Blum

Il sistema di apprendimento intensivo della lingua sperimentato dagli israeliani, noto come ulpan, viene riconosciuto in tutto il mondo come uno dei migliori metodi, per imparare una nuova lingua. Gli ulpan di ebraico hanno fornito a milioni di nuovi israeliani gli strumenti per iniziare una nuova vita nella loro nuova casa.

Tuttavia il sistema che così bene ha funzionato per gli immigrati dagli Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, non sempre ha avuto un successo comprovato per i nuovi arrivati dall’Asia o dall’Africa. In questi sono inclusi i Bnei Menashe dell’India che, nonostante una forte motivazione, hanno trovato che l’apprendimento dell’ebraico è una delle loro più grandi sfide.
Merav Segal mentre insegna in India

Yehudith Eyal, insegnate di ulpan da più di 30 anni, ha capito insegnando agli ebrei Etiopi che vi erano delle difficoltà per loro. Ma ha pensato: e se non fossero gli studenti il problema? E se fosse il sistema stesso a non essere efficace?

Eyal pose questa questione ai suoi colleghi e agli alti funzionari del Ministero dell’Educazione, ma non trovò nessuno disposto ad ascoltarla. Frustrata, decise di andare in congedo e si trasferì in Etiopia, usando i suoi risparmi per studiare le condizioni culturali così specifiche degli immigrati africani, tentando di creare un sistema di ulpan più mirato a questa popolazione.

Rientrata in Israele portò avanti un piccolo programma pilota con alcuni immigrati etiopi; il sistema funzionò, il loro ebraico migliorò.

Nel 2005, Shavei Israel giungeva ad una simile conclusione: i Bnei Menashe che stavamo aiutando nel fare aliyah avevano bisogno di un sistema più mirato al loro modo di pensare. Il Direttore del nostro dipartimento per i Bnei Menashe, Rav Hanoch Avitzedek, dopo “una lunga ricerca” scoprì Yehudit Eyal e il suo metodo così speciale. Capì subito che quello che lei aveva fatto per gli Etiopi poteva funzionare anche per i Bnei Menashe.

“L’ho portata con me in India due volte, ai seminari che organizziamo per i Bnei Menashe”, dice. “Studiò la loro lingua e mentalità, e dopo un grande investimento da parte di Shavei Israel, creò un programma speciale, fatto su misura per la comunità Bnei Menashe”.

La chiave per il programma di ebraico per i Bnei Menashe fu il siddur – il libro di preghiera ebraico. “Tutti i Bnei Menashe conoscono il siddur. Sanno come pregare e possono leggere le parole, anche se non sempre ne capiscono il significato in ebraico” spiega Rav Avitzedek. “Così usiamo il siddur per spiegare i principi dell’ebraico, la sua grammatica e pronuncia”.

Il processo non fu così veloce: la ricerca e creazione del programma durò circa 5 anni. Ma nel 2009 Shavei Israel lanciò il corso in India, “con i migliori allievi di Shavei, selezionati per la loro abilità nell’insegnare ebraico”, dice Rav Avitzedek.

I risultati furono spettacolari. “Notammo un gigantesco miglioramento. Quasi tutti i Bnei Menashe oggi possono leggere e scrivere in ebraico; conoscolo il loro alef-bet e molti possono sostenere una breve conversazione”, dice Rav Avitzedek. Lo stesso sistema viene usato quando i Bnei Menashe arrivano in Israele – per prima al centro di assorbimento Kfar Hasidim e successivamente nei corsi all’interno delle loro nuove comunità.

Quando i Bnei Menashe cominciarono a fare aliyah nel 2012, Yehudit Eyal, che aveva creato il programma, venne messa a capo dell’Ulpan di Kfar Hasidim, Il suo braccio destro era Dalia NEtzer, che la accompagnò in diversi viaggi in India.

Adesso una terza israeliana – Merav Segal – si sta recando in India per formare un ultimo gruppo di insegnanti, visto che “la generazione precedente di educatori” ha già fatto aliyah in questi anni.

Segal si è recata in India il 20 luglio su richiesta di Shavei Israel; resterà lì per 3 settimane. E’ già il suo terzo viaggio in India, come docente di Shavei Israel.

Da quando Eyal ha creato il suo sistema, ci sono state alcune modifiche. All’inizio gran parte delle lezioni si svolgevano in grandi gruppi, con il passare del tempo le lezioni si sono spostate nelle case private delle famiglie.
“Forniamo loro tutto il materiale didattico. Per esempio, cartellini con scritti i nomi degli oggetti: frigo (mikarer), porta (delet), ecc.” spiega Rav Avitzedek. “Vogliamo che ogni casa sia come una classe, così da poter studiare tutto il giorno. Ci saranno anche gare tra le comunità, così come giochi e quiz.”

Il tempo a disposizione di Segal è breve. Durante l’anno scolastico, gran parte dei 50 allievi di Shavei Israel, è impegnata nei corsi universitari. Durante il raccolto del riso, molti di loro aiutano nei campi le loro famiglie. Quando inizia la stagione dei monsoni, le strade diventano impraticabili.

Tutti i 50 allievi di Shavei Israel che studiano con il metodo di Eyal sono colti, parlano inglese e si sono impegnati a restare in India per i prossimi 2-3 anni. Questo significa che per ora rinunceranno alla possibilità di fare aliyah nei prossimi anni, Rav Avitzedek spiega “Altrimenti sarebbe un cattivo investimento!”

Per non creare spese inutili, gli studenti di Shavei Israel nel corso di Segal, non andranno in albergo, ma verranno ospitati dalle famiglie, nell’area di Churachandpur, dove il centro principale di Shavei Israel – Beit Shalom, è situato.

Nonostante questo il programma costerà circa 12mila dollari, inclusi i costi di trasporto e il rimborso alle famiglie che stanno ospitando. Il tuo contributo a questo programma importante è quindi molto apprezzato. Si può fare una donazione sulla Pagina di Supporto del nostro sito.

Con il tuo aiuto i Bnei Menashe conosceranno non solo il loro alef-bet, ma anche la differenza tra un mikarer e un microgal (forno a microonde) molto prima di arrivare in Israele.

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