Non sempre la via più breve è quella migliore

Di Rav Yitzhak Rapoport

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La Torah ci dice che quando i nostri antenati hanno sconfitto i Midianiti è sorto il problema del bottino. In questo bottino vi erano molte stoviglie di ferro. Queste stoviglie erano ovviamente non-kasher. La Torah ci insegna che la kasherizzazione delle stoviglie , che possono passare nel fuoco senza essere danneggiate, si deve eseguire proprio con il fuoco. Quindi tutte le stoviglie non-kasher dei Midianiti passarono per il fuoco e divennero kasher. Ma questo ancora non bastava. Infatti, dopo avere kasherizzato le stoviglie, si dovevano bagnare con un’acqua ritualmente sacralizzata tramite le ceneri di una vacca rossa, per essere ritualmente pure (vedi libro Bemidbar, capitolo 19). Ma esiste un modo più rapido per far diventare le stoviglie ritualmente pure. Perché non hanno usato il metodo più veloce? Prima presenterò questo metodo più breve e poi risponderò alla domanda.

Il Talmud, nel trattato Shabbat foglio 15b, ci parla di un fatto avvenuto alla corte della regina Shlomtzion (circa I sec. p.e.V.) Shlomtzion offrì un banchetto in onore del figlio. Durante questo banchetto, tragicamente, un ospite morì. Per questo tutte le stoviglie usate quella sera divennero ritualmente impure. Invece di aspettare una settimana per poterle purificare ritualmente, Shlomtzion ordinò di fare un bel buco in ogni stoviglia. Il buco nella stoviglia fa sì che quell’oggetto non sia più una stoviglia. Una stoviglia con un buco è solo un pezzo di ferro e quindi non ha più nessun status rituale. Allora si può riparare il buco et voilà! – da un pezzo di ferro si ricava un oggetto nuovo e quindi una stoviglia ritualmente pura! Perché allora i nostri antenati durante il loro cammino nel deserto non hanno usato questo stesso metodo?

Il Talmud (ibidem) ci dice, che i Rabbini hanno proibito questo metodo sopra citato per ridare purezza rituale alle stoviglie. Allora la domanda sarà simile: perché lo hanno proibito?

Rav Kook, il Primo Rabbino Capo della Terra d’Israele nel XX secolo, spiegava, che l’impurità rituale delle stoviglie è un’allegoria dei nostri difetti spirituali. E’ il simbolo della nostra via nel perfezionamento della nostra anima. Su questa via ci sono delle “scorciatoie”, ma tutti sanno che è meglio non prenderla. Guardate per esempio cosa può succedere:

Una persona vuole prendere su di se il giogo del Cielo, cioè il giogo del rispetto delle mitzvot. In poco tempo comincia a portare una grande kippah, i tzitzit a vista, si fa crescere una lunga barba e i peiot, si veste da chassid, eccetera. Perché lo fa? Perché gli va così – e forse solo inconsciamente – perché vuole in fretta sentire di rispettare appieno la Torah. Quelli che lo conoscono sanno bene che fino a poco fa mangiava gamberetti e maiale. Ma attraverso i suoi vestiti ha l’aspetto di una persona che sin dalla nascita rispetta le mitzvot provenendo da una famiglia chassidica. Da un lato si può sostenere che una simile scorciatoia sia positiva. I nostri Rabbini ci insegnavano che “i cuori sono portati avanti dalle azioni”. In altre parole, delle azioni ripetute e fisse possono trasformare l’anima. Per questo si può sostenere, che questo genere di comportamento può servire a rispettare pienamente la Torah in breve tempo. Ma questo comportamento porta con se alcuni rischi. Da un lato possono avere un effetto negativo sulla società, che sentirà come il nuovo convertito li stia offendendo. Questo uomo neo religioso infatti non rispetterà il divieto della Torah chiamato juhara (יוהרא). Il divieto juhara viene trasgredito quando le persone sentono che una persona sta dando spettacolo del suo rispetto delle mitzvot. L’uomo ovviamente deve rispettare tutto quello a cui è obbligato – si chiama in ebraico hijuv (חיוב) – oltre al minimo richiesto vi è una grande sfera chiamata “hidur mitzvah”, cioè l’abbellimento della mitzvah. All’uomo è permesso di abbellire l’esecuzione delle mitzvot, ma deve essere sicuro che la sua società non la prenda in maniera negativa. Il divieto juhara è condizionato dal tempo e luogo in cui la persona vive. Juhara ha nella pratica completamente un altro carattere nel quartiere gerosolomitano di Mea Shearim in confronto con, per esempio, le comunità ebraiche dell’Europa Centrale. Però pazienza. Ogni ebreo si deve adeguare in tal modo alla società con la quale convive, in modo da non oltrepassare il divieto juhara.

Inoltre vi è anche un altro rischio, un rischio per la propria anima, indipendente dalla società. Si deve innanzitutto notare, che nel mondo dell’anima non vi è la possibilità di uno status quo. L’anima deve o progredire in avanti o, in mancanza di questo, fa dei passi indietro. Per potere in tutta la nostra vita muoverci in avanti spiritualmente, si devono fare piccoli passetti. Oltre al compimento totale delle mitzvot, vi è anche un’infinità di possibilità per crescere spiritualmente, attraverso lo studio della Torah. Ho paura che un uomo che in breve tempo avrà l’aspetto di un chassid, in seguito si svergognerà per avere trascurato lo studio della Torah. Si vergognerà di mostrare alla gente che non ha studiato la Torah in ebraico, o il Talmud in lingua originale, eccetera… Non parteciperà alle lezioni dove ci saranno anche “persone semplici”, molto meno religiose di lui. E a quel punto, purtroppo, la sua “breve scorciatoia in avanti” provocherà un ritorno indietro spirituale.
Bisogna fare di tutto per evitarlo.

Saluti da Gerusalemme
Rav Yitzhak Rapoport

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