Visto che la cittadinanza spagnola viene data agli ebrei sefarditi, anche Israele deve accogliere i Bnei Anousim

Di Michael Freund, Presidente di Shavei Israel

Bnei-Anousim-in-Palma-de-Mallorca-271x300Da qualche parte, lontano negli inferi, il re spagnolo Ferdinando e sua moglie la regina Isabella stanno quasi certamente avvampando di rabbia. Dopo 500 anni dall’espulsione da parte del crudele monarca degli ebrei nel 1492, la Spagna ha finalmente approvato una legge che offre la cittadinanza ai loro discendenti, porgendo così la mano a milioni di persone nel mondo di origini ebraiche sefardite.

Israele deve prendere nota di questo importante e storico momento, e lo Stato Ebraico dovrebbe comportarsi similmente.

In una sessione svoltasi l’11 giugno, la camera dei deputati spagnola ha formalmente ratificato la legge proposta, che aprirà la strada a migliaia di ebrei sefarditi, dall’America del Sud alla Turchia e oltre, per fare richiesta di cittadinanza spagnola, quando entrerà definitivamente in vigore a ottobre.

Ancora prima del passaggio del decreto, secondo il giornale spagnolo El Pais, vi è stata “un’inondazione di richieste presso i consolati spagnoli” da parte di ebrei, riguardo alla possibilità di ottenere il passaporto spagnolo.

Quest’azione di Madrid arriva dopo che il vicino Portogallo, che forzatamente convertì ed espulse gli ebrei nel 1497, ha fatto passare una simile legge all’inizio di quest’anno.

Ovviamente, rende ironico questo sviluppo il fatto che l’espulsione avvenne in parte poiché la Spagna voleva avere i patrimoni degli ebrei, e adesso riaccoglie gli ebrei per la stessa ragione.

Nondimeno, a parte le loro motivazioni, i governi di Madrid e Lisbona devono essere lodati per il gesto. Questi sono fatti epocali, mostrano i passi concreti che vengono fatti per riparare l’ingiustizia perpetrata verso gli ebrei iberici nel Quattrocento.

In un momento di crescente antisemitismo in Europa, è ristorante vedere stati europei fare uno sforzo per accogliere gli ebrei così apertamente.
Si spera questo sia un forte segnale per gli altri paesi del continente, che sottolinea quanto la connessione storica tra l’Europa e il Popolo Ebraico veramente vada indietro nei secoli.

Inutile dire, che questa non è proprio la prima volta nella storia che una nazione europea bandisce gli ebrei, solo per riaccettarli in seguito.

Sotto re Edoardo I, gli ebrei inglesi vennero espulsi il 18 luglio 1290, (Tisha B’Av del calendario ebraico), e fu loro ufficialmente permesso ritornare solo nel 1656, sotto Oliver Cromwell.

All’inizio del Trecento, nell’arco di meno di due decenni, la Francia ha espulso i suoi brei, li ha riammessi e espulsi ancora una volta.

Ci sono voluti secoli alla Spagna per annullare l’Editto di Espulsione, formalmente rescisso il 16 dicembre 1968, cioè 476 anni dopo. Nonostante questo, la Spagna ha in effetti fatto poco finora per fare i conti con il proprio passato.

L’Età D’Oro dell’ebraismo spagnolo, il suo contributo all’arte, civiltà e cultura spagnole, sono spesso sorvolati dal sistema educativo spagnolo, così come l’espulsione del 1492 e i brutali sforzi di persecuzione da parte dell’Inquisizione verso i cripto-giudei. E le sinagoghe e strutture ebraiche, così come gli artefatti religiosi che furono confiscati dopo la cacciata degli ebrei, ancora devono essere restituiti ai loro proprietari ebrei.

Invece, negli ultimi anni, la Spagna si è focalizzata innanzitutto verso il turismo e il commercio, incoraggiando la creazione di una rete di “Juderias”, o quartieri spagnoli, in tutto il paese per attirare i turisti ebrei.

Non vi è dubbio che una ragione economica è alle basi della nuova legge di cittadinanza.

La Spagna ha sofferto enormemente dall’inizio della crisi economica nel 2008. L’attuale tasso di disoccupazione è oltre il 22%, e un crescente numero di giovani sta emigrando verso altri paesi.

La prospettiva di potere creare una nuova connessione con potenziali milioni di persone di antenati sefarditi, e una possibile manna dal cielo che può arrivare grazie all’aumento degli investimenti e del turismo, non è sicuramente un caso la decisione dei legislatori di Madrid.

Alla luce della decisione spagnola, il governo israeliano deve creare una nuova strategia e rivolgersi ai Bnei Anousim, i discendenti degli ebrei spagnoli e portoghesi forzati alla conversione al cattolicesimo nel Tre e Quattrocento.

Mettendo a rischio la vita loro e delle proprie famiglie, molti Bnei Anousim hanno continuato a praticare l’ebraismo di nascosto dall’Inquisizione, attentamente tramandando di generazione in generazione la loro identità nascosta. I loro discendenti si trovano in ogni angolo del mondo ispanofono e portoghese, il loro numero viene stimato in milioni.

Qui a Shavei Israel, l’organizzazione che presiedo, abbiamo visto crescere negli ultimi anni il numero dei Bnei Anousim che vogliono riaffermare o reclamare la loro identità ebraica, in posti lontani come il Portogallo settentrionale, il Chile, El Salvador, la Sicilia e la Colombia.

I Bnei Anousim sono nostri fratelli e, non per loro colpa, i loro antenati sono stati strappati a noi con la violenza. Glielo dobbiamo, così come a noi stessi, per rafforzare i legami tra noi e riportare al Popolo Ebraico il maggior numero di loro.

Devono essere fatti dei passi per risolvere la miriade di questioni burocratiche e religiose, che stanno sulla loro strada affinché la porta del ritorno per i Bnei Anousim sia per sempre aperta.

Dopotutto, se la Spagna, che cacciò i loro antenati, sta cercando dei modi di riconciliazione con i discendenti degli ebrei spagnoli, non è tempo anche per Israele di fare lo stesso?

(Questo pezzo è apparso originariamente in The Jewish Week)

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