Una confessione polacca sul letto di morte e una ricetta di challah perduta

Rav Avi Baumol

Agnieszka mentre si reca in aeroporto

Agnieszka mentre si reca in aeroporto

Rav Avi Baumol è l’emissario di Shavei Israel a Cracovia, in Polonia. Ha raccolto la testimonianza di questa giovane ragazza polacca, che ha appena scoperto le sue radici ebraiche.

Ogni settimana a Cracovia sono testimone di una nuova parte del miracolo, il miracolo della rinascita della vita ebraica in Polonia. Si manifesta in storie differenti, a volte attraverso lacune giovani donne che avendo scoperto negli ultimi dieci anni delle loro radici ebraiche, ritornano lentamente all’ebraismo osservante. Altri fanno i loro primi passi nel mondo ebraico, avendo appreso solo recentemente dei loro antenati. A volte i giovani entrano al Jewish Community Center di Cracovia e chiedono di potere parlare con il rabbino; altre volte sono molto più timidi, e solo per caso ci incontriamo. La settimana scorsa ho avuto uno di questi incontri.

Agnieszka Z era seduta sul sedile posteriore mentre andavamo all’aeroporto di Cracovia. Mi era stato offerto un passaggio da uno dei miei studenti del JCC. La sua coinquilina si è presentata, ricordandomi di un nostro incontro un anno prima ad una festa di Hanukkah presso il JCC. Da allora non era più tornata, sentendosi in imbarazzo ad indentificarsi come ebrea. Ora, per caso, ambedue ci stavamo recando in Israele per una settimana.

Per Agnieszka era la prima volta. Questo poiché due anni prima, quando Agnieszka aveva 19 anni, la nonna l’aveva invitata a casa per una chiacchierata. Pensando si trattasse di niente di importante, Agnieszka non aveva idea che le parole che stava per udire le avrebbero cambiato la vita per sempre:

“Bambina mia, voglio che tu sappia che siamo ebrei. Mia madre era ebrea, così come la madre di lei; non l’ho mai detto nessuno, nemmeno a mio marito, tuo nonno. E’ un segreto che ho tenuto con me per tutto questo tempo. Anche se avevo solo sette anni e venni portata mia dai miei genitori, ancora mi ricordo le candele di Shabbat nella nostra casa di Nowy Sacz. Ti voglio insegnare a preparare la challah, perché se vuoi avere un buon marito devi imparare a farle…”
Per 19 anni Agnieszka era stata una polacca cattolica, senza radici ebraiche, senza connessione al suo passato. In un momento tutto questo è cambiato; era per lei difficile elaborare e digerire tutto quello che aveva sentito. Sua nonna era debole, ma molto lucida, quindi doveva crederle. Due giorni dopo tornò dalla nonna per saperne di più.

Sua nonna, Krystyna, le riconfermò tutto e le raccontò come 70 anni prima suo padre salutandola le disse: “Non dire a nessuno che sei ebrea!” Allora perché lo diceva a lei adesso?

Il nazisti vennero sconfitti dai comunisti, che cominciarono le persecuzioni verso gli ebrei a modo loro. Gli ebrei venivano marginalizzati, denigrati e a volte espulsi dalla Polonia. Krystyna decise di non farsi notare e aspettare. Finalmente nel 1989 l’arrivo di Solidarnosc! Una Polonia libera ma ancora con sentimenti antiebraici. Dopo molti anni di assicurazioni che i tempi erano cambiati, era finalmente pronta a rivelare la verità alle sue due nipoti.

Purtroppo per Agnieszka, nonostante il suo grande desiderio di imparare di più sulle candele di Shabbat e cosa fosse questa speciale challah, che lei aveva spesso visto nella casa della nonna (sovente con miele), il suo tempo era finito – dopo una settimana dall’incontro, la nonna era mancata.

Al funerale della nonna incontrò il fratello della nonna, che aggiunse altri particolari. Ricordò di come Krystyna fosse arrivata nella loro casa in un piccolo villaggio vicino a Varsavia. I genitori di Krystyna vivevano a Nowy Sacz prima della guerra, ma nel 1939, suo bisnonno vide le scritte sul muro. Capì che le tenebre stavano scendendo sugli ebrei polacchi e si ricordò che delle sue due figlie solo una aveva l’aspetto ebraico.

La nonna di Agnieszka aveva un colorito scuro ed era in pericolo, quindi mandò su figlia di sette anni in un villaggio vicino a Varsavia dai suoi cari amici non ebrei, nel tentativo di salvarle la vita. Avevano molti figli, ma presero ugualmente la bambina con se. Tuttavia dovette convertirsi e vivere da cristiana, poiché la famiglia era molto religiosa. Dopo la guerra, scoprirono che suo padre era stato ucciso a Treblinka; cosa sia successo agli altri parenti è tuttora un mistero.

Dalla tenera età di sette anni, quindi, Krystyna visse da cristiana e a 18 anni sposò un polacco molto gentile, andando a vivere insieme a Poznan. Non disse mai al marito di essere ebrea. Krystyna ebbe diversi figli e sua figlia ebbe due figlie – Agnieszka, seduta in macchina dietro di me, e sua sorella minore quindicenne che tuttora non sa delle sue radici ebraiche.

Prima di arrivare all’aeroporto abbiamo preso delle decisioni. Non appena ritornati da Israele a Cracovia ci saremmo incontrati al JCC per insegnarle a preparare la challah! Ho cercato di farle più pressioni, ma era nervosa. Le ho detto che poteva riparare un torto storico. Ha capito e con esitazione ha accettato la mia richiesta di mettere una mezuzah alla porta.

Dopo una settimana, ho incontrato Agnieszka sull’aereo e lei ha sintetizzato i sentimenti che aveva avuto durante il suo primo viaggio in Israele con una frase meravigliosa: credo di volere fare aliyah!

“Quando sono arrivata al Muro del Pianto ho cominciato a tremare. Ho pregato per la prima volta in vita mia. Ho pianto ricordando mia nonna e una strana canzone che cantavamo in polacco. Parlava di Gerusalemme…”

Preparando la challah a Cracovia

Preparando la challah a Cracovia

Da quell’incontro iniziale, ho chiamato Agnieszka invitandola al suo primo pasto di Shabbat al JCC di Cracovia. E’ ancora esitante, ma interessata a imparare di più, anche l’ebraico. La scorsa settimana ci siamo incontrati ad una serata al JCC e le abbiamo insegnato a preparare la challah, come promesso. Agnieszka era molto eccitata e l’ho vista dire la benedizione prendendo la challah, mangiando il pane, per la prima volta…Così tante prima volte…

Il club degli studenti Ghimel del JCC ha organizzato l’evento e sono venute una quindicina di persone, metà di loro si stanno appena avvicinando all’ebraismo, avendo scoperto solo da poco di essere in effetti ebrei. Che esperienza incredibile!

Spero di potere continuare ad aiutare Agniesza nella riscoperta della sua storia ebraica, e esplorare l’identità ebraica assieme agli altri ebrei di Cracovia che si stanno impegnando nella rinascita della vita ebraica nei posti più incredibili della terra!

Questo articolo è anche apparso nel sito de The Times of Israel.

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