Aaron Wood: da Beijing a Safed, e ora a Kaifeng

Di Brian Blum

Aaron-Wood-at-blackboard-198x300Cosa pensano i cinesi della piccola comunità ebraica cinese di Kaifeng? Non molto, ci dice Aaron Wood, nato a Beijing (Pechino), cresciuto senza sapere niente dell’ebraismo, che oggi vive come ebreo osservante nella Città Vecchia di Safed, in Israele, con la moglie e i figli.

Wood adesso sa molto di più sugli ebrei di Kaifeng: ha appena passato tre settimane con questa comunità come rappresentate di Shavei Israel, insegnando ebraico ed ebraismo. Wood si sta adesso preparando per un secondo viaggio nei prossimi mesi.

“I media cinesi riportano che ci siano degli ebrei in Cina, ma il messaggio è che siano completamente assimilati”, Wood spiega.

Ma non è questo il caso, ha imparato Wood arrivando a Kaifeng. “Sì, hanno l’aspetto da cinesi, non si vede la differenza. Ma non appena parli con loro, capisci subito che non sono dei cinesi tradizionali”.

Wood ci dice che i cinesi moderni sono “molto pragmatici, interessati solo all’oggi”. Qualcuno che parli di Dio e della tradizione “sarebbe percepito come pazzo, stupido, retrogrado. Un cinese non perderebbe neanche tempo a chiederti delle prove di tutto ciò. Semplicemente rigettano l’idea dell’esistenza di Dio. Ma gli ebrei di Kaifeng sono diversi. Loro veramente vogliono connettersi. Ti dicono – noi non siamo come gli altri cinesi. Noi abbiamo i nostri antenati. Noi veniamo da Israele”.

La trasformazione di Aaron Wood da ateo a israeliano ortodosso è ugualmente unica. Tutto cominciò nel 1995, quando studiava ingegneria meccanica. “Dopo avere consegnato la tesi avevo molto tempo libero” spiega. “Così ho cominciato a fare corsi avanzati di inglese, dove insegnava un docente americano, a Beijing. Un giorno dopo la lezione l’insegnate a cominciato a parlarmi di religione e della Bibbia – un tema che mi era totalmente sconosciuto. Mi diede una Bibbia in inglese, da leggere. Ero entusiasta di studiare l’inglese e il libro mi sembrò uno strumento perfetto: frasi in inglese e cinese una accanto all’altra, ogni frase aveva un numero, così potevo facilmente trovare le parole corrispondenti.”
Alla fine il docente lasciò il paese, ma Wood voleva saperne di più sulla Bibbia. Con nessun’altro attorno, si rivolse a una chiesa locale di Beijing, ma voleva conoscere il testo originale in ebraico “Anche in un paese con più di un miliardo di persone, non riuscivo a trovare nessuno che avesse il sapere necessario”, dice.

Quindi si rivolse alla Biblioteca centrale di Beijing. E dopo due anni di sforzi, arrivò finalmente il dizionario ebraico-inglese. “Questo mi aiutò ad imparare l’alef-bet. Ma ancora non riuscivo a pronunciare niente”. Il problema venne risolto qualche anno dopo, quando Wood recuperò un cd per lo studio dell’ebraico, che un cinese in gita in Israele aveva acquistato.

Wood si unì a un forum dedicato alla Bibbia. Fece amicizia con un israeliano di Gerusalemme, che gli spedì la sua prima Bibbia in ebraico e inglese. “Per qualcuno che ha sempre libero accesso all’ebraismo, dev’essere difficile apprezzare l’emozione di ricevere finalmente il testo autentico”.

La ricerca di Woods di tutto quello che fosse ebraismo o lingua ebraica e infine Israele, si intensificò. “Cominciai a leggere qualsiasi libro anche solo vagamente connesso agli ebrei – tutto, dalle memorie sulla Shoah alla politica israeliana, da Maimonide a Martin Buber”, dice.

Infine, “cominciai a pensare cosa potesse significare essere ebreo per me”, racconta. Wood aveva una radio dove trovò le frequenze di una trasmissione israeliana. Non capiva cosa dicessero, all’infuori di una frase: Ritorna in Israele. “In qualche modo sentivo una profonda connessione emotiva, ogni volta che la sentivo”, aggiunge. “Mi identificavo con gli ebrei alla ricerca della Terra Promessa. Sentii, che anch’io in qualche modo cercavo la mia patria. Finalmente giunsi ad un punto di chiarimento. Decisi di diventare ebreo e trasferirmi in Israele…anche se non avevo idea di cosa potesse significare.”

Innanzitutto doveva convertirsi. Wood quindi, grazie a un amico cinese, si trasferì in Canada. A Toronto si avvicinò al Villaggio Shul, affiliato all’Aish HaTorah yeshiva di Gerusalemme. Era estasiato. “Immaginate il mio primo suono dello shofar, il mio primo assaggio di matzah, la mia prima danza a un matrimonio ebraico. Era così bello, così puro.”

Wood divenne osservante. “Smettere di mangiare maiale, un prodotto principale dei piatti cinesi, era un’impresa”, ammette. Nel 2011, 16 anni dopo avere ricevuto quella Bibbia in inglese e ebraico, Wood si convertì formalmente all’ebraismo. “Finalmente ero a casa”, ci dice.

Vi era ancora un passaggio per “ritornare a casa” – trasferirsi in Israele. Arrivò nel 2012 continuando a studiare all’Aish HaTorah a Gerusalemme. “Era come avere vinto alla lotteria”, dice. Chi avrebbe pensato che un ragazzo cresciuto a Pechino avrebbe un giorno studiato Torah nel migliore posto del mondo – proprio davanti al Muro del Pianto.

Finalmente in Israele, Wood venne presentato al presidente di Shavei Israel – Michael Freund, che gli suggerì un ritorno temporaneo in Cina, per visitare la comunità di Kaifeng.

Anche se gli ebrei di Kaifeng hanno una connessione più stretta alle loro radici, rispetto a Wood, il seguire le tradizioni ebraiche a Kaifeng non è così semplice. “Non mangiano maiale e comprano solo carne dai musulmani del luogo”, le cui regole di macellazione sono simili alla kasherut. Vi è anche una sete di conoscenza tra gli ebrei di Kaifeng, che Wood ha colmato con gioia durante il suo soggiorno di tre settimane.

“Gli ebrei di Kaifeng fanno conversazioni in ebraico, ma il loro livello di lettura non è molto alto”, dice Wood. “Così ho deciso di insegnare loro dalle basi”. Da lì e passato alle berachot (benedizioni). “Perché in fondo, per essere ebreo, devi dire le berachot. Questa è una cosa che ogni ebreo deve studiare, non importa in quale luogo del mondo”.

Gli argomenti delle lezioni di Wood si sono espansi, fino a includere la cultura ebraica e per instillare “l’orgoglio di essere ebrei o discendenti di ebrei”.

unnamed-7-300x225 (1)Uno dei momenti più toccanti è stato quando il gruppo ha guardato la foto di un siddur (libro di preghiere) usato centinaia di anni fa in Cina (andato oramai perduto da tempo). Quindi Wood ha mostrato il proprio libro di preghiere, che usa quotidianamente.

“Ho chiesto ad uno degli studenti di leggere dal mio libro”, ricorda Wood, aprendo la pagina nello stesso punto della foto. “Ha cominciato a leggere ed è rimasto stupefatto! – E’ esattamente lo stesso! – Questo ha dimostrato loro che l’ebraismo non è solo una questione occidentale. E’ anche la loro tradizione. Questo a dato loro un vero momento di connessione attraverso la lingua santa. Ho sentito un reale eccitamento. Ho sentito come un fuoco in loro fosse stato acceso.”

Di ritorno in Israele, Wood adesso sta studiando ebraico a tempo pieno. Spera che non appena il suo livello di conversazione sarà così buono come quello di lettura dei testi sacri, possa allora trovare un lavoro nel suo campo: ingegneria acustica. “Israele è un paese in crescita e si costruisce ovunque. Vi è necessità delle mie capacità. Spero un giorno di potere avviare una mia attività, continuando a studiare i testi ebraici per parte della giornata”.

Wood ha trovato un’altra connessione tra il suo passato e il suo presente, che suggerisce quanto il suo destino fosse già prestabilito, forse. “Il mio cognome cinese è Chai, tradotto come “wood – bosco”. E’ incredibile come questa sia la parola iconica in ebraico per “Vita”.” Questa sembra la più calzante connessione per la straordinaria vita di Aaron Wood.

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