Diamo per scontato il Muro del Pianto?

Michael Freund
F130508YS76Sta lì, silenziosamente, contemplativamente, come una sentinella di guardia, emanando forza e un drammatico senso della storia, anche se invoca le nostre più profonde brame riguardo al destino ebraico.

Come più importante luogo di tutta Gerusalemme, è un simbolo che risuona intensamente e a volte inscrutabilmente nei cuori di quelli che ne hanno sentito la morbidezza toccandolo.

Infatti, per quelli di noi nati dopo i miracolosi eventi della guerra dei Sei Giorni, è difficile concepire un tempo in cui il Muro del Pianto era defilato e irraggiungibile, languendo scoraggiato sotto un governo straniero.

Lo visitiamo quando vogliamo, liberi di recitare una preghiera e onorarlo pienamente, o piangervi tutte le lacrime che vogliono i nostri cuori.

Tuttavia, è stato proprio 48 anni fa, nel 28° giorno del mese ebraico di Iyar, che questo antico resto del Tempio venne ridato al nostro popolo, un evento che commemoriamo da allora ogni anno – Yom Yerushalaim.

Ma in realtà, quanto apprezziamo e rispettiamo il Muro? Ho anche esitato a chiedere, ma: diamo per caso, il Muro del Pianto per scontato?

Ovviamente, il Monte del Tempio, che si trova sopra il Muro, è il nostro luogo più santo tra i santi, sorpassando il Muro per il suo significato. E dobbiamo lavorare per raggiungere il giorno in cui veramente potremo essere liberi di raggiungerlo, non condizionati dalle restrizioni politiche.

Ma la nostra libertà incontrollata al Muro sottostante, ci ha portati alla perdita del nostro senso di meraviglia davanti a questo luogo così speciale?

Considerate quanto segue. Vi è un Midrash in Bamidbar Rabba (11:2) dove i Saggi, basandosi su un verso del Cantico dei Cantici, asseriscono che “il Muro Occidentale del Tempio non sarà mai distrutto”.

L’audacia di queste parole toglie il fiato. All’apice delle sofferenze della nostra gente in esilio, centinaia di anni fa, quando venivamo massacrati, perseguitati e cacciati come nessuna nazione prima di allora e neanche dopo, come si poteva pensare che uno dei tanti conquistatori di Gerusalemme avrebbe lasciato il Muro in piedi?

E ora, eccolo qua, eretto in tutta la sua grandeur, sfidando la storia, l’umiliazione e i casi, un testamento materiale delle promesse Divine, fatte ai nostri padri così tanto tempo fa.

Ma quanto spesso lo visitiamo? Quand’è stata l’ultima volta che ne avete accarezzato le pietre, o vi avete adagiato sopra la testa cercando silenziosamente il soccorso spirituale?

Ovviamente, ci sono quelli che regolarmente vi si recano in pellegrinaggio, mentre gli altri lo cercano nei momenti di necessità.

Ma ci sono troppi tra noi – decisamente troppi – che non hanno posato lo sguardo sul Muro e su tutta la sua gloria in anni, o addirittura decenni.

Questo deve cambiare. Specialmente adesso, quando la pressione sta sicuramente per salire sullo Stato Ebraico, per far dividere Gerusalemme.

Quindi, credo sia tempo per ogni ebreo, per tutti quelli che amano Gerusalemme e ne coltivano la sua unità e integralità, di fare un semplice ma significativo giuramento: di visitare il Muro del Pianto almeno una volta l’anno. Non lasciate passare 12 mesi, non lasciate scorrere il tempo, senza andare nella Città Vecchia di Gerusalemme e stare davanti al Muro.

Immaginate soltanto quanto hanno dovuto passare i nostri antenati, per darci la possibilità di intravederlo per almeno qualche momento. Come non possiamo quindi afferrare l’opportunità di andarci, di esserci, di mostrare il Muro, e Dio, e capire che tra tutti i popoli questo luogo è nostro e non lo daremo mai via?

Una domanda: Avete mai pensato a cosa tenga insieme il Muro, cosa tiene unite queste maestose pietre?

Non vi è cemento o adesivo, niente che possa sembrare di tenerle al loro posto. Qual è il segreto del suo patto?

Il Rav Dov Perla, il rabbino del Muro del Pianto, ha posto questa questione e una volta ha detto a uno spettatore che stava visitando il sito: “è la pressione. La pressione dei massi pesanti, uno sopra l’altro – questo è il segreto della sua posizione eretta, proprio come per il popolo ebraico!”

“Più le nazioni ci facevano pressione”, ha continuato, “e più la pressione esterna che affrontavamo, ci ha fatti stare uniti nelle nostre intenzioni. Questo ha fatto stare in piedi il Muro, e questo è anche il segreto della nostra gente”.

Per Yom Yerushalaim nel 1967, Gerusalemme stessa venne unificata, e noi siamo stati ricongiunti a lei, alla fonte del nostro spirito collettivo.

Quindi lasciatevi riaffidare oggi al senso di unità, visitando il Muro annualmente, e non abbandonandolo mai più. Fatevi una promessa oggi e mantenetela. Il Muro, e in particolare Colui che lo sorveglia, vi aspettano.

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