Shavei Israel ha nominato il suo nuovo emissario per gli ebrei Subbotnik in Russia

Di Brian Blum

Il nuovo emissario Aryeh Khodorkovsky (a sinistra) con il presidente di Shavei Israel, Michael Freund.

Il nuovo emissario Aryeh Khodorkovsky (a sinistra) con il presidente di Shavei Israel, Michael Freund.

Shavei Israel ha nominato Aryeh Khodorkovsky come suo nuovo emissario, per lavorare con la comunità di ebrei Subbotnik di Visoky, in Russia. Khodorkovsky inizialmente si recherà in Russia per due mesi e mezzo, a partire da metà di giugno. Lo raggiungeranno a Visoky la moglie e la figlia.

L’obiettivo principale di Khodorkovsky è quello di continuare il lavoro di Rav Zelig Avrasin, che ha ricoperto il ruolo di emissario di Shavei, fino a quando l’anno scorso non si è dovuto fermare per motivi di salute. Rav Avrasin continua a lavorare con gli ebrei Subbotnik di Beit Shemesh, in Israele, e tiene un corso online via Skype per la comunità in Russia.

Durante il periodo in cui Rav Avrasin non ha potuto viaggiare, Shavei Israel ha pensato di inviare diversi relatori in visita a Visoky per Shabbat, tra cui rabbini da Mosca e dalla comunità ebraica di Voronezh, che si trova a circa due ore di viaggio. Tuttavia c’è ancora molto da fare – aiutare a organizzare la vita di comunità, le preghiere, i corsi e – forse la cosa più importante – creare un database per gli ebrei Subbotnik interessati a fare aliyah.

Khodorkovsky non è un ebreo Subbotnik. Originario di San Pietroburgo, venne in Israele nel 2001, grazie al programma dell’Agenzia Ebraica “Selah”(pdf), un corso preparatorio della durata di un anno accademico, per i diplomati da poco dell’ex Unione Sovietica, per continuare la loro educazione superiore in Israele. Selah è un acronimo ebraico per “studenti prima dei loro genitori” e molti dei partecipanti al programma sono seguiti da altri membri della famiglia.

Khodorkovsy ha studiato alle yeshivot Machon Lev e Ateret Cohanim, prima di arruolarsi nell’Esercito di Difesa Israeliano nel 2004. Ha successivamente studiato con Rav Eliahu Mali e Rav Shlomo Aviner, ed ha fatto un corso pre-bar mitzvah per Machanaim, il Centro del Patrimonio Ebraico per gli ebrei russofoni, che aveva iniziato come rete clandestina per lo studio della Torah e della filosofia ebraica, poco prima della caduta della Cortina di Ferro. Adesso opera in tutto il ondo, incluso Israele.

Nel 2012, Khodorkovsky si è trasferito con la sua famiglia a Kfar Eldad, una piccola comunità poco lontano da Gerusalemme, costruita sia dai nativi Israeliani che dagli immigrati Russi. Khodorkovsky ricopre il ruolo di gabbai della sinagoga della comunità.

Mentre Khodorkovsky è stato in contatto con gli ebrei Subbotnik in Israele, questa sarà la sua prima visita a Visoky. Se vorresti aiutare a supportare Shavei Israel nel lavoro con gli ebrei Subbotnik in Russia, per favore considera l’opportunità di fare una donazione, visitando la nostra Pagina di Supporto.

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Aaron Wood: da Beijing a Safed, e ora a Kaifeng

Di Brian Blum

Aaron-Wood-at-blackboard-198x300Cosa pensano i cinesi della piccola comunità ebraica cinese di Kaifeng? Non molto, ci dice Aaron Wood, nato a Beijing (Pechino), cresciuto senza sapere niente dell’ebraismo, che oggi vive come ebreo osservante nella Città Vecchia di Safed, in Israele, con la moglie e i figli.

Wood adesso sa molto di più sugli ebrei di Kaifeng: ha appena passato tre settimane con questa comunità come rappresentate di Shavei Israel, insegnando ebraico ed ebraismo. Wood si sta adesso preparando per un secondo viaggio nei prossimi mesi.

“I media cinesi riportano che ci siano degli ebrei in Cina, ma il messaggio è che siano completamente assimilati”, Wood spiega.

Ma non è questo il caso, ha imparato Wood arrivando a Kaifeng. “Sì, hanno l’aspetto da cinesi, non si vede la differenza. Ma non appena parli con loro, capisci subito che non sono dei cinesi tradizionali”.

Wood ci dice che i cinesi moderni sono “molto pragmatici, interessati solo all’oggi”. Qualcuno che parli di Dio e della tradizione “sarebbe percepito come pazzo, stupido, retrogrado. Un cinese non perderebbe neanche tempo a chiederti delle prove di tutto ciò. Semplicemente rigettano l’idea dell’esistenza di Dio. Ma gli ebrei di Kaifeng sono diversi. Loro veramente vogliono connettersi. Ti dicono – noi non siamo come gli altri cinesi. Noi abbiamo i nostri antenati. Noi veniamo da Israele”. Continue reading

La differenza tra “Pace” e “Shalom” – Parashat Nasò

Rav Eliahu Birnbaum

הורד“Che Dio volga su di te lo sguardo e ti conceda shalom.” Questa è la benedizione che la nostra parashà mette sulla bocca dei cohanim, i sacerdoti, per tutto Israele.

“Shalom” non ha lo stesso significato di pace. Pace è la negazione della guerra, è uno stato di non violenza. Shalom, invece, proviene da “shalem”, da “shelemut”, che significano completezza ed integrità. Shalom, per essere tale, presuppone uno stato di tranquillità, sostegno, quiete, calma, concordia, armonia, amicizia. Il concetto di shalom lascia la sua manifestazione visibile nella realtà congiunturale, mentre pone le proprie radici più nel profondo, nel mondo dei sentimenti e delle attitudini vitali dell’uomo.

Il Talmud ci insegna che “il mondo si base su tre pilastri: la giustizia, la verità e lo shalom” e che Dio “creò il mondo affinché esistesse shalom tra gli uomini.” Colonna e fine dell’universo, lo shalom, è un referente cruciale nella vita ebraica. Continue reading

Shavei Israel invia il suo primo emissario per gli Ebrei della Nigeria

Di Brian Blum

Il re Igbo Eze Chukwuemeka Eri Ezeora il 34esimo (al centro)

Il re Igbo Eze Chukwuemeka Eri Ezeora il 34esimo (al centro)

Nel 2012, Daniel Limor venne invitato ad un’udienza dal re di un villaggio africano – membro della tribù Igbo, il secondo gruppo etnico più grande della Nigeria. Gli Igbo sono una delle possibili “tribù perdute” più affascinanti che si conoscano – molti di loro sostengono di discendere dalla tribù israelita di Gad, che venne esiliata dagli Assiri più di 2700 anni fa.

Limor ha incontrato le comunità Igbo in Africa per molti anni, dopo averne sentito parlare nei decenni di lavoro con gli ebrei Etiopi, prima come ufficiale dell’Esercito di Difesa Israeliano, e successivamente nel Ministero israeliano della Difesa.

Il nome, il cui nome è Eze Chukwuemeka Eri Ezeora il 34esimo, “ha sentito di questo ragazzo bianco che frequentava la comunità ebraica in Nigeria e ha voluto incontrarmi”, ricorda Limor. Il re non si è descritto come ebreo, ma durante l’incontro Limor ha notato che il re portava un abito con una stella di Davide sopra.

“Gli ho chiesto se l’avesse indossata per me”, dice Limor. “No”, ha risposto il re. “Sono cristiano, ma so che originariamente sono ebreo. Tutti gli Igbo lo sanno!” Continue reading

Parashat Bamidbar

Rav Pinchas Punturello

file_0I figli d’Israele si accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera sotto le insegne della casa dei loro padri; si accamperanno tutt’intorno alla tenda di convegno. (Numeri 2,2).

Nel deserto il popolo di Israele organizza se stesso e si divide secondo gli schemi propri di una nazione e di una popolazione che si appresta a diventare anche Stato o Regno a seconda dei casi. Ogni tribù prende il proprio posto, la propria bandiera ed il proprio stemma, ognuna di esse conosce e rispetta la funzione e la responsabilità che le è stata attribuita in una visione di insieme che se dovesse essere smarrita sarebbe fonte di conflitti ed egoismi così come spesso è avvenuto ed avviene. Perché se ci concentriamo troppo sul senso della “bandiera sotto le insegne delle nostra casa” o gruppo che dir si voglia il rischio di faziosità, di palude intellettuale, di chiusura agli altri è inevitabile e pericoloso.

Ci chiederemmo allora perché la Torà specifica, in questo secondo conteggio del popolo ebraico e della sua sistemazione nell’accampamento, il senso dell’accamparsi di ogni persona accanto alla propria bandiera e le proprie insegne?
Il Malbim, Rabbi Meri Leibush ben Yechiel Michel Weiser, nato in Ukraina nel marzo del 1809, rabbino capo di Bucharest e poi di Konigsberg, autorevole commentatore biblico morto nel 1879, a Kiev suggerisce un interessante ragionamento. Continue reading

Diamo per scontato il Muro del Pianto?

Michael Freund
F130508YS76Sta lì, silenziosamente, contemplativamente, come una sentinella di guardia, emanando forza e un drammatico senso della storia, anche se invoca le nostre più profonde brame riguardo al destino ebraico.

Come più importante luogo di tutta Gerusalemme, è un simbolo che risuona intensamente e a volte inscrutabilmente nei cuori di quelli che ne hanno sentito la morbidezza toccandolo.

Infatti, per quelli di noi nati dopo i miracolosi eventi della guerra dei Sei Giorni, è difficile concepire un tempo in cui il Muro del Pianto era defilato e irraggiungibile, languendo scoraggiato sotto un governo straniero.

Lo visitiamo quando vogliamo, liberi di recitare una preghiera e onorarlo pienamente, o piangervi tutte le lacrime che vogliono i nostri cuori.

Tuttavia, è stato proprio 48 anni fa, nel 28° giorno del mese ebraico di Iyar, che questo antico resto del Tempio venne ridato al nostro popolo, un evento che commemoriamo da allora ogni anno – Yom Yerushalaim.

Ma in realtà, quanto apprezziamo e rispettiamo il Muro? Ho anche esitato a chiedere, ma: diamo per caso, il Muro del Pianto per scontato? Continue reading

Shavei Israel ha organizzato per la prima volta le celebrazioni del Lag B’Omer per gli ebrei Subbotnik in Israele

Di Brian Blum

Gli Ebrei Subbotnik di Beit Shemesh hanno costruito un falò di Lag B’Omer

Gli Ebrei Subbotnik di Beit Shemesh hanno costruito un falò di Lag B’Omer

Esther Surikova era preoccupata. La grigliata e il falò, che aveva programmato per la comunità di Ebrei Subbotnik di Beit Shemesh lo scorso mercoledì notte, si accavallava con un altro evento degli ebrei immigrati in Israele dalla Russia – una festa per celebrare “Il Giorno della Vittoria” – il 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. Gran parte dei Subbotnik di Beit Shemesh era stata invitata ad ambedue le celebrazioni.

Quindi la Surikova, che dirige il dipartimento di Shavei Israel per la Russia e l’Europa Orientale, era sorpresa e felice quando quasi tutta la comunità di Subbotnik ha deciso di partecipare alle festività di Shavei Israel per Lag B’Omer.

Questa è stata la prima volta che Shavei Israel ha organizzato un evento per il Lag B’Omer in Israele. Solitamente, Rav Zelig Avrasin, emissario di Shavei Israel per i Subbotnik, si trova in Russia quel giorno. La Surikova spiega: “E’ una data speciale e importante a Visoky (dove risiede gran parte della comunità Subbotnik). I membri della comunità, anche quelli che si sono spostati in città più grandi, tornano a Visoky per visitare i cimiteri ebraici”.

L’elemento principale del Lag B’Omer in Israele, ovviamente, è il falò e la grigliata, e la Surikova si è assicurata che ci fossero molti hamburger e hot dog. Mentre la carne sfrigolava fuori, Rav Avrasin ha tenuto una lezione e discussione sulle origini cabalistiche del Lag B’Omer. Shavei Israel ha pubblicato un opuscolo dedicato al Lag B’Omer in russo per la comunità, lo scorso anno.

Rav Avrasin ha anche colto l’occasione per annunciare che terrà presto un corso online (in russo) sulla Cabala, servendosi del libro di Rav Adin Steinsaltz “The Thirteen Petalled Rose”.

Ecco qui altre foto della grigliata di Beit Shemesh:

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Parashat Behar Sinai-Bechukkotai

שנת-היובל“Santificherete il cinquantesimo anno e proclamerete la libertà nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un Giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e ognuno di voi tornerà nella sua famiglia.”

Con queste parole il versetto 10 del capitolo 25 del Levitico descrive la dichiarazione dell’anno del Giubileo: un anno di liberazione per tutti i suoi abitanti. La parola ebraica libertà usata in questo contesto è DROR e tenendo presente che nell’ebraico biblico ed in quello post biblico esistono altre due parole per indicare la libertà (chofesh e cherut) dovremmo chiederci perché nel linguaggio della Torà la libertà dell’anno del Giubileo è dror e non altra.

Il grande commentatore Rashì cita in loco una fonte e spiega in questo modo: “ Insegna Rabbi Yehuda: “Cosa significa DROR? Come chi abita in un luogo di residenza qualsiasi, che abita quindi ovunque egli voglia senza essere sottoposto ad altri.”

Ibn Ezra, commentatore medioevale spagnolo offre un secondo spunto di riflessione: “ Dror è risaputo che significa libero come è detto in Proverbi 26, 2 rispetto alla libertà di volo degli uccelli. Così come un piccolo passero canta quanto è libero nel suo luogo di residenza, si lascia invece morire di fame se è nelle mani dell’uomo.”

Sembrerebbe quindi che il senso delle libertà vista dalla parole dror sia legato alla capacità ed al diritto dell’uomo di mouversi e di risiedere dove preferisce, un diritto che per Ibn Ezra deriva quasi dalla natura nel paragone che lui compie con il mondo degli uccelli. Continue reading

Un ebreo di El Salvador: “Sono fiero di far parte del popolo di Israele”

di Yori Yalon (Israel Hayom)

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Il gruppo di El Salvador durante uno degli ultimi Shabbaton

Circa 300 salvadoregni, discendenti dei conversos spagnoli, osservano le leggi ebraiche e sognano di vivere in Israele. “Mi volevo connettere con il Creatore e ho capito che i Dieci Comandamenti fossero il migliore modo per farlo”, ci dice il capo della comunità.

Centinaia di anni dopo che i loro antenati sono fuggiti dalla Spagna, circa 300 discendenti dei conversos vivono in El Salvador come comunità vivace, osservando l’ebraismo ortodosso, lo Shabbat, e sognando di convertirsi e immigrare in Israele da ebrei.

La comunità ha costruito una sinagoga nella capitale, San Salvador, chiamandola Beit Israel. Anche se la congregazione è sparsa per tutta la città, un minyan (quorum per pregare) di fedeli, si raccoglie lì tre volte al giorno per le preghiere e il Venerdì, vigilia di Shabbat; si raccolgono nell’edificio che ospita la sinagoga e dormono nella lobby centrale, per evitare di non rispettare lo Shabbat. Continue reading

Per alcuni ebrei Subbotnik, finalmente il primo viaggio a Gerusalemme

Di Brian Blum

image3-300x225Per quanto incredibile possa sembrare, per alcuni membri della comunità Subbotnik che vivono a Beit Shemesh, un viaggio in giornata a Gerusalemme, organizzato la settimana scorsa da Shavei Israel, ha incluso la loro prima visita al Muro del Pianto. Prima volta o meno, una fermata al Kotel è stata chiaramente il punto centrale per i 28 partecipanti, tutti trasferitisi in Israele da Visoky e zone limitrofe, della Russia meridionale.

Duecento anni fa, ai primi dell’Ottocento, sotto il regno dello zar Alessandro I, migliaia di contadini russi si convertirono all’ebraismo. Il nome “Subbotnik” viene dal loro amore per la “Subbota”, in russo sabato. Molti di loro immigrarono in Israele durante la Seconda Aliyah, ai primi del Novecento e si sono pienamente integrati nella società; l’ondata immigratoria però, degli ebrei dalla Russia meridionale, ultimamente è diminuita. Circa 300 Subbotnik vivono oggi a Beit Shemesh, che si trova a 30 minuti di strada da Gerusalemme. Continue reading