Parashat Tzav

Rav Pinchas Punturello img_0394-201308051

“Il Signore disse a Moshè di comunicare ad Aronne ed ai suoi figli questi ordini. Ecco le regole per il sacrificio completo: questo sacrificio deve bruciare per tutta la notte sull’altare in cui si terra acceso il fuoco.”( Lv. 6, 1-2) Il fuoco dà una forte connotazione a questi versetti ed all’intera parashà. Il fuoco che bricia sull’altare e nell’altare, un fuoco perpetuo che nella tradizione chassidica diventa simbolo di fede, di attaccamento a Dio, di passione che fa battere il cuore dell’ebreo devoto.

Lo Shabbat, il sacro giorno della settimana ebraica,  è circondato dal fuoco:  noi accogliamo lo Shabbat con l’accensione delle candele e concludiamo lo Shabbat, aprendo  una nuova settimana con l’accensione del fuoco dell’Avdalà.

Nel roveto ardente Kadosh Baruch Hu si rivela a Moshè con un fuoco che brucia ma che non consuma, sul monte Sinai, al momento della ricezione della Torà la montagna bruciava del fuoco divino, nel deserto il popolo ebraico è guidato di notte da una colonna di fuoco.

Il fuoco è un punto di incontro come risultato del contatto tra sacro e profano.

L’altare, il mizbeach, unisce la terra ed il cielo ed in esso è comandato: “Un fuoco eterno arde sul mizbeach”. Il fuoco sottolinea il legame tra due mondi, il fuoco è un simbolo di forza attiva che agisce sulla realtà dinamica. E’ simbolo della volontà di azione nel mondo per cambiarlo, è simbolo di tikkun olam che noi dobbiamo mettere in pratica con calore e fiamma interiore. Quando io accendo un fuoco, quando io porto un fuoco la mia candela non diminuisce, al contrario, aumenta. Ogni volta che do di più, ricevo di più.

La parola dare in ebraico (NATAN) è palindroma, può essere letta da entrambi i lati. Perché è un dare e ricevere allo stesso tempo. Io accendo una luce e la luce illumina tutti.

Noi all’ingresso dello Shabbat accendiamo un fuoco. Lo shabbat non è solo un nuovo giorno è uno status di grazia. Questa è una fiamma di unione con la tradizione, la Torà, i valori, la responsabilità del dare, dell’insegnamento per tutti, una fiamma che può solo accrescere la mia luce.

Per i Greci il fuoco fu rubato agli dei dall’Uomo, per gli ebrei il fuoco è un dono Divino.

E’ interessante  notare che accogliamo lo Shabbat con il fuoco e lo concludiamo con il fuoco ma abbiamo il dovere di non accendere fuoco in ogni nostra residenza il giorno dello Shabbat ( Esodo 35, 3), perché  è  vietato che di Shabbat si incontrino il sacro ed il profano, il fuoco dinamico che cambia i colori.

Il fuoco dell’azione di Shabbat resta silenzioso ed inattivo, il fuoco dell’altare invece non si spegne mai, perché il mizbeach è il luogo dell’identità che non si annulla mai e va sempre tenuta viva.

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