L’educazione del popolo alla partecipazione – Parashat Terumà

Rav Pinchas Punturello

8093603150“L’Eterno parlò a Mosè dicendo: “Di’ ai figliuoli d’Israele che mi facciano un’offerta; accetterete l’offerta da ogni uomo che sarà disposto a farmela di cuore. E questa è l’offerta che accetterete da loro: oro, argento e rame; stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto; lino fino e pel di capra; pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino e legno d’acacia; olio per il candelabro, aromi per l’olio della unzione e per il profumo odoroso; pietre di onice e pietre da incastonare per l’efod e il pettorale. E mi facciano un santuario affinchè io abiti in mezzo a loro. Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.

Questo è il capitolo nel quale Dio ordina al popolo di Israele di costruire un Tabernacolo (Mishkan). Il Tabernacolo che simbolizzerà la costante presenza di Dio nel popolo ebraico.

La Torà ordina di costruire il Tabernacolo attraverso i contributi di tutto il popolo, con un comandamento che è democratico ed egualitario al tempo stesso. Non viene, infatti, stabilito un contributo oneroso ma si dà al singolo la possibilità di offrire ciò che può e ciò che sente.

Inoltre il contributo del Tabernacolo non viene assegnato ad un gruppo di persone specifiche che vivono in una situazione economica vantaggiosa, la costruzione del Tabernacolo, al contrario, fa appello ad uno sforzo comune, rispettando le possibilità e tenendo conto della volontà espressa da ognuno, in modo tale che il Tabernacolo sia il segnale evidente della Divinità sul popolo di Israele e sul mondo intero.

Con questo approccio la Torà supera, o elimina, ogni possibile culto di “censo” o presenza di maggiorenti ( così si sarebbe detto in un certo mondo ebraico d’occidente) che gestiscono o amministrano la costruzione del luogo di culto dell’intero Israele.

L’atto della raccolta delle donazioni che quindi fu il fondamento della creazione del Tabernacolo, accompagnò il popolo di Israele lungo tutta la sua storia come uno dei capitoli più significativi per tutto ciò che riguarda l’insegnamento sul dono verso il prossimo e la partecipazione democratica al culto.

La società umana è costituita da differenti livelli sociali ed anche nelle società più sviluppate che hanno raggiunto un ottimo livello di benessere, non si può evitare l’esistenza di poveri o emarginati.

La Bibbia insegna che la responsabilità di aiutare chi ha bisogno non è applicabile alla “società” in forma astratta e che non dovrebbe essere rinviata sperando in un cambiamento nel sistema di governo che trovi soluzioni per il problema della povertà; l’obbligo di aiutare i poveri, così come l’obbligo di coinvolgimento della “base” alla vita comunitaria è un comando immediato e ricade sulla spalla di ognuno dei figli di Israele.

Secondo il pensiero ebraico, la filantropia o la carità di un uomo non è un atto che si mette in pratica come conseguenza della sua “compassione”, bensì è un obbligo ma la filantropia o la carità non devono fermarsi al solo mondo materiale, perché la storia ci insegna che la logica filantropica può continuare ad emarginare pur simbolicamente aiutando.

Quando infatti si dona filantropicamente parlando e non si mette in atto il principio della tzedakà, cioè dell’aiuto come obbligo spirituale e morale, si lasciano le classi povere o emarginate nei confini della loro misera esistenza e non si dà loro la possibilità di crescita o partecipazione democratica se non attraverso la violenza.

Il filantropo, avulso dal concetto di tzedakà, diventa un notabile, ovvero una persona che è ben lontana dall’essere erede delle guide storiche e spirituali del popolo ebraico dei tempi biblici e talmudici, e soffre di una sindrome di potere, potremmo definire “mosaica”, che fa lui credere di essere l’unica e le più adatta guida della porzione di popolo ebraico da esso amministrato in nome di una ricchezza di mezzi e di una presenza spirituale, entrambe contestabili ed ovviamente vuote, perché non democratiche, non inclusive così come lo fu la costruzione del Mishkan.

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