Timbuctu – Mali

Timbuktu-mapVi sono circa 1000 persone dalle probabili radici ebraiche a Timbuctu, in Mali. Vi sono arrivati nel XIV secolo, fuggendo dalle persecuzioni in Spagna e si sono stabiliti nella parte meridionale, nella zona di Timbuctu, a quel tempo lembo dell’Impero Songhai. Tra di loro vi era la famiglia Kehath (Ka’ti), discendenti di Ismael Jan Kot Al-yahudi di Scheida, in Marocco. I figli di quest’importante famiglia fondarono tre villaggi che tuttora esistono vicino a Timbuctu – Kirshamba, Haybomo e Kongougara.

Nel 1492, Askia Muhammed conquistò il potere nella fino ad allora tollerante regione di Timbuctu, decretando che gli Ebrei si dovevano convertire all’Islam o lasciare il paese; l’Ebraismo divenne fuorilegge in Mali, così come in Spagna nello stesso anno.

La famiglia Kehath arrivò dal Marocco meridionale nel 1492 e si convertì assieme al resto della popolazione non musulmana. Altri prominenti Ebrei del Mali includevano i Cohen, discendenti del mercante ebreo islamizzato del Marocco, El-Hadj Abd-al-Salam al Kuhin, che arrivò nell’area di Timbuctu nel XVIII secolo, e la famiglia Abana, che arrivò anche più tardi, a metà del XIX secolo.

Secondo il prof. Michel Abitbol, del Centro di Ricerca sugli Ebrei del Marocco in Israele, nel tardo Ottocento, Rav Mordoche Aby Serour aveva compiuto diversi viaggi a Timbuctu, come mercante di poco successo di piume di struzzo e avorio. Nonostante questo aveva portato con sé abbastanza uomini ebrei per formare un minyan, che richiede un quorum di dieci persone.

Ismael Diadie Haidara, uno storico di Timbuctu, dice di avere trovato dei testi antichi ebraici negli archivi della città. Ha anche fatto ricerche sul suo passato, scoprendo di essere lui stesso discendente della famiglia Abana. Intervistando i vecchi nei villaggi dei suoi parenti, ha scoperto che la conoscenza dell’identità ebraica della famiglia, è stata preservata in segreto, per paura delle persecuzioni.

Lo storico Leo Africanus ha scritto nel 1526:
“Il re (Askia) è un nemico dichiarato degli Ebrei. Non permetterà a nessuno di loro di vivere nella città. Si dice che se sente che un mercante Berbero li frequenta o fa affari con loro, farà confiscare i suoi beni.”
L’esistenza di un’antica comunità Ebraica in Mali è stata “ufficialmente” rivelata nel 1996, quando il giornale malese, Le Republicain, ha platealmente annunciato “ai presidenti di Mali e Israele, alle missioni diplomatiche in Mali e alle comunità ebraiche del mondo, la presenza di circa 1000 Ebrei a Timbuctu”, scriveva Shari Berke in un articolo apparso nel Washington Jewish Week. Nell’articolo si citava anche Haidara che aveva fondato nel 1993 un’organizzazione chiamata Zakhor, o Associazione di Timbuctu per l’Amicizia con il Mondo Ebraico, dichiarando nel suo manifesto che “siamo Ebrei poiché i nostri antenati erano Ebrei, i cui geni si trovano ora nelle nostre famiglie.”

L’articolo in Le Republican diceva anche che “la comunità non ha intenzione di ritornare in Israele, ma di asserire la sua identità”, citandone un membro “E’ Dio che ha fatto di Timbuctu la nostra terra di rifugio, e noi siamo musulmani”.

Altri riferimenti all’ebraismo dicono che gli Ebrei abbiano controllato il commercio di sale e oro tra Marocco e Timbuctu per circa 300 anni, a cominciare dal tardo XVI secolo (tuttavia questo non è provato).

Nel 1996, Samantha Klein, una volontaria dei Corpi di Pace, si è recata a Timbuctu per scoprire di più sulla presenza ebraica in Mali, che risale all’Inquisizione. Ma riporta di essere rimasta delusa dal fatto che “non vi erano ebrei praticanti, solo discendenti di ebrei islamizzati, che avevano nondimeno mantenuto la loro identità nei secoli”.

Aggiunge che “gli Ebrei avevano vissuto in villaggi lungo il fiume Niger, fino a dove comincia il Sahara. Erano proprietari terrieri, vasai, tintori e tessitori di tappeti. Ci è stato riportato che facessero uso del loro simbolo della Stella di Davide”. La Klein ha condotto interviste nel villaggio di Tangasane, dove si dice che si fossero stabiliti i discendenti di Al Kohani.

Anche Karen Primack ha visitato il Mali. Nel suo rapporto sul sito di Kulanu, scrive che “Gli Ebrei Egiziani forse si sono stabiliti nella parte settentrionale del Mali nella prima era biblica, ed è risaputo che quando gli Arabi invasero l’Africa nel VII secolo, una delle leader della coraggiosa resistenza berbera era una principessa eroica dalle origini ebraiche, nota come Kahina (Doumya). Nell’VIII secolo i Radamiti (quegli ebrei poliglotti, che commerciando attraversavano il mondo conosciuto, via terra e via mare, incluso il Sahara), si stabilirono a Timbuctu e nelle zone limitrofe.”

La Primack elenca alcune possibili connessioni alle pratiche ebraiche: le famiglie hanno continuamente dato nomi ebraici ai neonati, alcuni membri si firmano con la Stella di Davide, si cantano tuttora alcune canzoni ebraiche, e si sposano solo tra di loro non come nell’Islam.

Pare che la comunità non sia interessata alla conversione all’ebraismo. Ma la cosa speciale degli Ebrei di Timbuctu è il loro orgoglio per le loro origini.

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