Cos’è un Tempio se non una concessione di Dio alle necessità dell’uomo? – Parashat Tetzavé

Rav Eliahu Birnbaum

משכן1Non è irrilevante, in un’epoca nella quale non abbiamo il Bet HaMikdash, studiare i particolari della Torà circa la costruzione ed il funzionamento del santuario. Il concetto ebraico riguardante il santuario è inevitabilmente legato alla concezione ebraica del “luogo”: il luogo nel quale si offre ciò che si possiede, uno spazio sacro nel quale ci si consacra per quello che si è. Al di là della distanza storica e, conseguentemente, psicologica che ci separa dal Mishkan e dalle regole relative alle offerte ed ai sacrifici, è necessario studiare il Mishkan, il santuario che i nostri antenati hanno costruito nel deserto, perché quelle pagine della torà contengono una infinità di insegnamenti che conservano intatto il loro valore fino ai nostri giorni.

Il Mishkan non era solo il centro della convergenza delle offerte rituali, bensì il fondamento della memoria del popolo. Un centro spirituale il cui scopo e la cui missione erano quelli di mantenere viva nel popolo di Israele la coscienza dei suoi legami e degli obblighi acquisiti ai piedi del monte Sinai. Il Mishkan era un santuario che il popolo portava con sé ovunque si recasse. Non è Dio a richiederlo ma sono gli uomini, perché sono stati loro a costruirlo quale strumento di comunicazione tra ciò che è puramente spirituale e l’esistenza quotidiana, umana, temporale. Continue reading

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Storia ebraica della Giamaica

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Sinagoga giamaicana

Gli ebrei della Penisola Iberica, principalmente dal Portogallo, si sono stabiliti in Giamaica dal 1530 circa, per sfuggire all’Inquisizione. All’epoca l’isola era territorio spagnolo. In Giamaica continuarono a fingersi cattolici, ma erano più liberi di seguire le osservanze ebraiche in segreto.

Irwing Berg, ci dà alcuni dettagli: nel 1655, la marina britannica, attraccò a Kingston in Giamaica, guidata da un pilota Anousim, Campoe Sabbatha. Quando gli inglesi conquistarono l’isola dagli spagnoli, gli ebrei erano più liberi di praticare la loro religione. Nel tempo altri ebrei di altre colonie si stabilirono sull’Isola crescendo così di numero.

Nonostante la maggior parte degli ebrei si fossero stabili a Spanish Town e Kingston, vivevano in tutta la Giamaica. Il loro numero era sorprendentemente alto fino agli ultimi tempi: Continue reading

Le comunità Shavei Israel celebrano Tu B’Shvat 2015 nel mondo

Di Brian Blum

La scorsa settimana il mondo ha celebrato Tu B’Shvat, l’annuale “Capodanno degli Alberi”, e Shavei Israel si è unita ai festeggiamenti organizzando feste, piantando alberi e mangiando tanta frutta e tante noci. Dal Portogallo alla Polonia, Bogotá fino a Beit Shemesh, le comunità di Ebrei “Persi” e “Nascosti” hanno avuto la loro dose di mandorle, anacardi, olive, albicocche, fichi e addirittura di mirtilli. Ecco qui una carrellata di foto e storie di alcune delle celebrazioni.

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Il gruppo portoghese pianta un albero per Tu B’Shvat

Portogallo: L’emissario di Shavei Israel per i Bnei Anousim in Portogallo, Rav Elisha Salas, ha segnato la festa con un nuovo gruppo di studenti della piccola cittadina di Seixal, vicino a Lisbona. Durante le loro celebrazioni hanno proiettato un film intitolato Il miracolo di Israele, che narra della storia ebraica da Abramo ai giorni nostri, e hanno piantato un albero in onore della festività.

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Rav Ellis tiene un Seder di Tu B’Shvat in Polonia

Polonia: L’emissario di Shavei Israel, Rav Yehoshua Ellis ci ha inviato delle bellissime foto in bianco e nero della festa di Tu B’Shvat a Katowice. Rav Ellis ha tenuto un Seder di Tu B’Shvat, un uso cabalistico risalente al XVI secolo, secondo cui si mangiano diversi frutti e noci, assieme alle apposite benedizioni, mentre storie vengono narrate per sottolineare il significato spirituale di ogni alimento. Hanno partecipato trenta persone. Rav Ellis ha tenuto un secondo Seder la sera successiva nella città polacca di Gliwice. Continue reading

L’educazione del popolo alla partecipazione – Parashat Terumà

Rav Pinchas Punturello

8093603150“L’Eterno parlò a Mosè dicendo: “Di’ ai figliuoli d’Israele che mi facciano un’offerta; accetterete l’offerta da ogni uomo che sarà disposto a farmela di cuore. E questa è l’offerta che accetterete da loro: oro, argento e rame; stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto; lino fino e pel di capra; pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino e legno d’acacia; olio per il candelabro, aromi per l’olio della unzione e per il profumo odoroso; pietre di onice e pietre da incastonare per l’efod e il pettorale. E mi facciano un santuario affinchè io abiti in mezzo a loro. Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.

Questo è il capitolo nel quale Dio ordina al popolo di Israele di costruire un Tabernacolo (Mishkan). Il Tabernacolo che simbolizzerà la costante presenza di Dio nel popolo ebraico. Continue reading

Timbuctu – Mali

Timbuktu-mapVi sono circa 1000 persone dalle probabili radici ebraiche a Timbuctu, in Mali. Vi sono arrivati nel XIV secolo, fuggendo dalle persecuzioni in Spagna e si sono stabiliti nella parte meridionale, nella zona di Timbuctu, a quel tempo lembo dell’Impero Songhai. Tra di loro vi era la famiglia Kehath (Ka’ti), discendenti di Ismael Jan Kot Al-yahudi di Scheida, in Marocco. I figli di quest’importante famiglia fondarono tre villaggi che tuttora esistono vicino a Timbuctu – Kirshamba, Haybomo e Kongougara.

Nel 1492, Askia Muhammed conquistò il potere nella fino ad allora tollerante regione di Timbuctu, decretando che gli Ebrei si dovevano convertire all’Islam o lasciare il paese; l’Ebraismo divenne fuorilegge in Mali, così come in Spagna nello stesso anno.

La famiglia Kehath arrivò dal Marocco meridionale nel 1492 e si convertì assieme al resto della popolazione non musulmana. Altri prominenti Ebrei del Mali includevano i Cohen, discendenti del mercante ebreo islamizzato del Marocco, El-Hadj Abd-al-Salam al Kuhin, che arrivò nell’area di Timbuctu nel XVIII secolo, e la famiglia Abana, che arrivò anche più tardi, a metà del XIX secolo.

Secondo il prof. Michel Abitbol, del Centro di Ricerca sugli Ebrei del Marocco in Israele, nel tardo Ottocento, Rav Mordoche Aby Serour aveva compiuto diversi viaggi a Timbuctu, come mercante di poco successo di piume di struzzo e avorio. Nonostante questo aveva portato con sé abbastanza uomini ebrei per formare un minyan, che richiede un quorum di dieci persone. Continue reading

Il Portogallo offre la seconda cittadinanza ai Bnei Anousim; è tempo per Israele di fare simili proposte

di Brian Blum

Portuguese-parliament-300x152Nel 2012 il governo spagnolo ha approvato una proposta di legge dove si offriva la cittadinanza ai discendenti degli Ebrei sefarditi, che vennero esiliati o costretti alla conversione al cattolicesimo come Anousim (o Marrani), durante i terribili anni dell’Inquisizione, circa 500 anni fa. Il presidente di Shavei Israel – Michael Freund aveva lodato il gesto all’epoca, dicendo che significava “che tangibili passi venivano fatti per ammettere l’ingiustizia perpetrata sugli Ebrei spagnoli nel Quattrocento”.

Tre anni dopo la sensazionale decisione spagnola, il Portogallo ha seguito la stessa strada. La scorsa settimana, il parlamento portoghese ha approvato dei cambiamenti per quanto riguarda la legge sulla cittadinanza, garantendo il diritto a una secondo passaporto ai discendenti degli Ebrei che furono espulsi o forzatamente convertiti al cattolicesimo mezzo millennio fa. Continue reading

Il monoteismo etico – Parashat Mishpatim

Rav Pinchas Punturello

“ E queste sono le leggi che tu porrai davanti a loro…” Esodo 21,1

images (1)La grande ed epica esperienza della rivelazione sul Sinai attraverso la promulgazione dei Dieci Comandamenti costituisce, paradossalmente, un pericolo per il popolo ebraico e per l’uomo di fede in genere.

Il pericolo risiede nel fatto che quel momento elevato può essere interpretato come onnicomprensivo di tutti gli obblighi religiosi e morali, in poche parole l’uomo di fede potrebbe pensare che nei Dieci Comandamenti ci sia tutto quello che serva per seguire un percorso religiosamente e moralmente valido.

La parashà di Mishpatim nega totalmente questa ipotesi e questo approccio e proponendoci i dettagli di un comportamento morale e pratico afferma con forza che  per essere un uomo con una morale non basta osservare i Dieci Comandamenti, né tantomeno questa può essere la totalità degli obblighi religiosi dell’uomo ebreo. La Vav che collega le due parashot, quella congiunzione grammaticale, è un segno di unione tra un giusto livello spirituale ed un corretto comportamento morale. Un comportamento che ha bisogno di rivolgersi ad un uomo libero e non schiavo. Se il popolo di Israele avesse ricevuto la Torà prima dell’uscita dall’Egitto, questo avrebbe rovinato il progetto divino, per il quale lo scopo della Torà coincide con quello della libertà. Lo scopo della libertà è, infatti, quello di aiutare l’uomo a raggiungere un livello di moralità in maniera autonoma. La Torà non è altro che una ricetta dell’Eterno, attraverso la quale, l’uomo raggiunge il proprio obbiettivo, diventando in questo modo degno della sua immagine e somiglianza di Dio. Continue reading

La lasagna mediterranea di Grazia

Di Alessandra Rovati, The Jewish Week

Lasagna alle melanzane

Lasagna alle melanzane

Nell’arco della storia, intere comunità di Ebrei si sono “perse” a causa delle conversioni forzate e della graduale assimilazione. Tuttavia, in molti casi i loro discendenti si sono passati (più o meno segretamente) la conoscenza di regole speciali, rituali, nomi o più gustosamente, ricette, che li distinguevano dalle popolazioni attorno.

Negli ultimi anni, molte di queste tribù leggendarie e molti Ebrei nascosti, stanno cercando di fare un pieno ritorno al popolo ebraico. Dall’India alla Spagna, dal Portogallo al Brasile, dalla Cina all’Africa, dall’Italia Meridionale alla Polonia: innumerevoli persone stanno abbracciando uno stile di vita ebraico religioso – sia che abbiano già fatto un “ritorno” formale che una conversione, o meno.

Ovviamente, in questo processo, devono spesso ripensare al loro modo di mangiare. Il risultato è l’abbraccio di tradizionali usi culinari, o la creazione di nuovi. Continue reading

L’emissario di Shavei Israel si unisce alle commemorazioni del 400 anniversario del cimitero ebraico in Olanda

Di Brian Blum

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Rav Salas nel cimitero ebraico di Amsterdam

Nel 1536, il Portogallo fece espandere l’Inquisizione iniziata in Spagna, entro i suoi territori, colpendo gli Ebrei convertitisi al cattolicesimo per scampare alle persecuzioni, ma che erano ancora sospettati di praticare segretamente l’ebraismo. Molti di questi Anousim (cripto-giudei chiamati anche Conversos o Marranos), avevano lasciato la Spagna per il Portogallo, e quando l’Inquisizione li raggiunse, fuggirono ancora, questa volta verso l’Olanda dove, per fortuna, vennero accolti e dove venne loro permesso di ricominciare a vivere. Il senso di sicurezza che provarono ad Amsterdam in particolare, permise alle nuove comunità ebraiche di praticare ancora una volta l’ebraismo apertamente e pienamente.

Nel 1614 venne fondato il primo cimitero ebraico ad Amsterdam. Il cimitero ha celebrato il 400 anniversario della sua costruzione lo scorso dicembre, e Rav Elisha Salas, emissario di Shavei Israel per i Bnei Anousim del Portogallo, è stato invitato a partecipare alle festività. Continue reading

L’uomo e la fede nel mondo moderno – Parashat Yitro

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Dio allora pronunciò tutte queste parole: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra…” Esodo 20,2-4.

In questa parashà troviamo per la prima volta i Dieci Comandamenti. I Dieci Comandamenti che furono donati al popolo di Israele come parte dei loro precetti morali e religiosi. Il primo dei Dieci Comandamenti si riferisce alla fede in Dio. Questo primo comandamento afferma che la conoscenza di Dio è allo stesso tempo la negazione degli idoli.

In questo primo comandamento Dio si “presenta” al popolo di Israele insegnando il principio della fede in Dio. La sua presentazione è chiara e concisa: “ Io sono il tuo Dio che ti fece uscire dalla terra di Egitto…” Dio si presenta come il Dio della Storia, un Dio personale che è cosciente di quello che accade al suo popolo e non estraneo rispetto alla sua situazione. Continue reading