Parashà Scemoth – Cosa ci insegna a Mosè il roveto ardente?

Rav Boaz Pashfile_0_original

La nostra Parashà settimanale ci parla di come HaShem sia apparso a Mosè sotto l’aspetto di roveto ardente.

“Un inviato del Signore gli apparve attraverso una fiamma di fuoco di mezzo ad un rovereto e osservando si avvide che il rovereto ardeva per il fuoco ma non si consumava” (Scemoth 3:2)
HaShem nomina Mosè, finora un semplice pastore di greggi, a capo del Popolo di Israele. Mosè discute con l’Altissimo, non vuole accettare una simile missione, poiché ai suoi occhi non crede di essere degno di una tale posizione.

<E Mosè disse al Signore: “Ma chi sono io che abbia l’ardire di andare dal Faraone e che possa far uscire i figli d’Israele dall’Egitto?”> (Scemoth 3:11)

E successivamente:
<Mosè rispose: “Forse non avranno fede in me e non ascolteranno la mia voce…” >(4:1)

E poi:
<Mosè disse al Signore: “Oh Signore, deh! Considera che io non sono un buon parlatore, ne lo fui per l’addietro…”> (Scemoth 4:10)

E ancora:
<Egli replicò: “Deh! O Signore, affida il mandato a chi vuoi affidarlo”> (Scemoth 4:13)

HaShem, mostrandosi attraverso un roveto ardente, cerca di trasmettere a Mosè una verità, secondo cui ogni uomo e ogni creatura ha un ruolo specifico a questo mondo.

Rav Klonimus Kalman, a nome di Rabo – Rav Elimelech di Lizensk, spiega il seguente versetto:
“Grida a squarciagola, non aver riguardo! Alza la tua voce come uno shofar!”

Rav Elimelech pone la domanda – perché proprio lo Shofar?
E risponde: Lo shofar sa, che di per sé non crea nessun suono, che il forte ruggito che emette, è la creazione dell’uomo che vi soffia dentro, mentre lui – lo shofar – permette al suono di spostarsi nell’aria e al suo interno, traducendo questo movimento in un suono pulito e forte, che può avvicinarsi alle orecchie dell’uomo. Lo stesso vale per il profeta – anche il profeta è consapevole del fatto che le profezie non siano in realtà “sue”, ma che sono le parole di HaShem, a lui trasmesse ed emesse attraverso di lui in forma di voce. Così come per lo studioso (chacham), che interpreta pubblicamente le Sacre Scritture, e si deve rendere conto di avere solo il ruolo di “shofar”, che riproduce le parole del Signore.

HaShem ha creato persone diverse e creature diverse, che si distinguono per aspetto e caratteristiche. Ognuno di questi è a uno specifico livello di evoluzione. Ognuno ha un proprio stile. Alcuni sono più belli, altri meno, alcuni sono più intelligenti, altri meno.

Ovviamente quelli che si trovano ad un livello di evoluzione più alto, hanno un forte senso d’orgoglio, sono pieni di pensieri quali “sono migliore di lui, sono più intelligente, sono più bella…” Cosa si può fare per ridurre questo senso di superiorità? E’ naturale che ogni creatura, l’uomo in particolare, analizzi i suoi pregi e difetti, così come quelli degli altri, e a causa di questi paragoni a volte cerchi di elevarsi sugli altri.

Rav Klonimus Kalman sottolinea come tutte le creature abbiano ottenuto una propria forza, più piccola o più grande, in modo da migliorare (in ebraico tikkun) quello a cui sono destinati, e ogni creatura possiede gli “strumenti” necessari adatti alla sua specifica esistenza e al suo scopo. Ogni uomo e ogni creatura sono uno “strumento” nelle mani dell’Altissimo, così come lo shofar nelle mani del suonatore. Capire questa verità aiuta a capire come ogni uomo e ogni creatura, siano, a loro modo, uguali e pari, e come tutti, a loro modo, servano al Creatore. Non c’è quindi bisogno di elevarsi sugli altri, quando capiamo, che in fondo non c’è tra di noi nessuna differenza.

E’ proprio per questo che HaShem si è mostrato a Mosè in forma di roveto. Il roveto è la forma meno evoluta di albero. Basso, spinoso, non da frutti, insignificante. E’ proprio il roveto che viene toccato dal fuoco – che simboleggia la Scehinà (la presenza Divina) – e attraverso questo che HaShem si presenta a Mosè, portando con sé questo messaggio: “Non avere paura della tua forza, non ha grande importanza, poiché tu, così come il roveto, o il Faraone, e gli altri uomini e le altre creature – siete solo strumenti nelle mie mani”.

Con queste parole insegnava Rav Elimelech, e seguendo quest’idea, un altro studioso – Rav Yaakov Yitzhak Halevi – “Il Veggente di Lublino” (divenuto successivamente maestro di Rav Klonimus Kalman), che cita questa Mishnà di Avot (3:14):

Lui (Rabbi Akiva) diceva: Prediletto è l’uomo, poiché fu creato ad immagine e somiglianza (di Dio), e ancor più grande è il suo amore, poiché ha saputo di essere stato creato ad immagine (di Dio), come sta scritto in Bereshit “Dio creò l’uomo a Sua immagine”. Prediletto è Israele, poiché vengono chiamati figli di Dio, e ancora più grande è l’amore poiché hanno saputo di essere chiamati figli di Dio, come è scritto in Devarim “Siete figli dell’Eterno, Dio vostro”. Amato è Israele poiché gli è stato dato uno strumento prezioso, e ancor più grande è questo amore, poiché hanno saputo di avere ricevuto uno strumento prezioso, grazie al quale l’universo è stato creato, come è scritto nel Libro dei Proverbi “Vi do una lezione preziosa, non abbandonate la mia Torah”.

Ogni uomo è amato – spiega il Veggente di Lublino – a patto che svolga il suo compito, definito dalla Torah.

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