Shavei Israel pubblica la guida allo Shabbat in italiano

Di Brian Blum

Shavei Israel ha pubblicato la sua prima guida completa in italiano, alle preghiere, canzoni e dei costumi della tavola di Shabbat, ad uso in primo luogo dei Bnei Anousim in Sicilia e Italia Meridionale. Il birkon (il titolo viene dalla parola ebraica “benedizione”) è stato creato dall’emissario di Shavei Israel per i Bnei Anousim in Italia meridionale – Rav Pinchas Punturello, assieme alla responsabile del dipartimento per i Bnei Anousim presso Shavei Israel – Tzivia Kusminsky.

La guida è incentrata attorno alla completa birkat hamazon (Ringraziamento dopo i pasti), in ebraico, italiano e con la traslitterazione italiana. Vi sono anche il Kiddush e l’Havdalah di Shabbat.

Inoltre, ci sono le tradizionali zemirot (canzoni) di Shabbat (con i commenti ad ogni canzone e il suo significato, e il paese d’origine); canzoni religiose popolari e moderne intonate a Shabbat; e canzoni in italiano e nella lingua ispanico-ebraica – il ladino. Vi sono storie sulle comunità ebraiche nel mondo – i Bnei Anousim in Italia, Spagna, Portogallo e Sud America, ovviamente; ma anche le storie sugli ebrei nei posti più remoti, come Cina e India.

Il nuovo birkon è pensato in primo luogo per i Bnei Anousim con i quali Rav Punturello sta lavorando, ma, come dice: “Non devi essere un ebreo dell’Italia meridionale per pregare con il nostro birkon. Sarà anche disponibile per ogni ebreo italiano che vorrà avvicinarsi alla nostra tradizione!”

Un’iniziale tiratura di 250 copie del birkon è stata stampata. Rav Punturello li porterà in Calabria, Puglia e Sicilia durante il suo prossimo viaggio in Italia. “E le offrirò personalmente ad alcuni importanti rabbini italiani, come dono da parte di Shavei Israel”, aggiunge.

Perché Shavei Israel pubblica un birkon italiano ora? “Abbiamo altri semplici birkonim in italiano, ma questo è il primo che fa da guida completa allo Shabbat, con una raccolta completa di canzoni, spiegazioni e storia oltre alle preghiere. Prima, quando tenevamo i nostri Shabbotonim (seminari nel fine settimana) per i Bnei Anousim in Italia, dovevamo usare il birkon che Shavei Israel aveva pubblicato prima…in spagnolo!”

Oltre a quello spagnolo, Shavei Israel ha pubblicato una guida simile allo Shabbat in polacco. Ne abbiamo scritto qui.

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Le celebrazioni di Shavei Israel per Chanukkah 2014

Di Brian Blum

Per 8 giorni, conclusi la scorsa settimana, le comunità di Shavei Israel hanno celebrato Chanukkah in giro per il mondo ebraico, accendendo la chanukkià (la Menorah di Chanukkah) insieme; friggendo (e poi mangiando) alcuni dei semplicemente squisiti sufganiyot (i krapfen di Chanukkah) e latkes (frittelle di patate); passando il tempo insieme a studiare le fonti ebraiche relative a Chanukkah con gli emissari di Shavei Israel; e anche facendo gare a premi offerti da Shavei Israel!

Ecco qui un giro delle comunità che hanno festeggiato queste 8 pazze serate:

Cina: così come negli anni precedenti, anche questa volta la piccola comunità di Kaifeng, ha acceso la prima candela insieme, ci racconta il nostro coordinatore a Kaifeng, Eran Barzilay. “Continuiamo a tradurre materiali in lingua cinese e li inviamo a Kaifeng” dice. “Peccato che non possiamo spedire anche qualche sufganiyot fresco da Israele!” (Comunità cinese con le loro Chanukiot) Continue reading

Celebrazioni di Chanukkah in Italia Meridionale

Quest’anno molti Bnei Anousim hanno celebrato Chanukkah nell’Italia del Sud, grazie anche al contributo di Shavei Israel. Abbiamo le foto delle accensioni di candele a Catanzaro, Catania e Palermo. Quest’ultima celebrazione si è svolta – già per la seconda volta – a Palazzo Steri, che fu prigione per molti Ebrei durante l’Inquisizione. In Italia meridionale l’interesse a riconnettersi alle proprie origini ebraiche è molto forte e sempre crescente; molti discendenti dei Bnei Anousim vogliono studiare e sentirsi parte di una Comunità Ebraica.

Palermo - Palazzo Steri

Palermo – Palazzo Steri

Cosenza

Cosenza

Catania

Catania

Chanukkah da una prospettiva più profonda – Il nome e il suo significato

hneisz5x__w415h250q85Rav Yitzchak Rapoport

L’interpretazione di Rav Levi Yitzhak di Berdyczow (1740-1809)

Levi Yitzhak di Berdyczow, attira la nostra attenzione sulla parola “chanukkah” e sui suoi possibili significati. Il significato di “chanukkah” è, nella sua essenza, “inaugurazione”, anche se i commentatori trovano in questa parola l’acronimo nascosto: “hanu k’’h” – hanno riposato il 25 (di Kislev) – –חנו כ”ה חנוכה . Chanuka, quindi, va capita in questo contesto come: “hanno riposato il 25”. Rav Yitzhak Levi pone la domanda – perché esiste una simile asimmetria tra il nome Chanukkah e il nome Purim? Se Chanukkah ha preso il suo nome dal giorno in cui il miracolo è accaduto, allora perché Purim non si chiama “chanu-jud-daled” – חנו י”ד – hanno riposato il 14 (di Adar) – visto che questa è la data dell’avvenimento di Purim? Continue reading

L’onestà dell’insegnamento halachico – Commento alla Parashà Vaiggash

Rav Pinchas Punturelloהורד

Un fiume di emozioni travolge Yosef di fronte ai suoi fratelli ed in special modo di fronte a Yehudà che si offre come prigioniero al posto di Biniamino verso colui che tutti credevano il Vicerè di Egitto.

Un fiume di emozioni che portano Yosef a piangere ed a liberarsi della maschera culturale nella quale si era rifugiato, la maschera di una finta identità, quella egiziana, nella quale si era volutamente assimilato e nella quale fingeva di essere felice. Perché Yosef è il primo ebreo che sperimenta l’assimilazione come rifugio, come ipotetica strada che risolva il “problema” dell’identità ebraica. L’assimilazione, in termine identitari, è senza dubbio un rifugio. Un rifugio che spesso si è rivelato fragile e dal quale nessuno è stato mai difeso in caso di pericolo, né identitario né politico. Ma i rifugi ebraici o per meglio dire le vie di fuga a sé stessi o dalla società che ci circonda possono essere diverse e di natura molto distante tra di loro. Paradossalmente anche una porta chiusa verso il mondo può diventare un punto di fuga ebraico. Continue reading

Il dramma di ciò che non cambia – Commento alla Parashà Mikketz

Rav P.P.Punturelloהורד

“Al termine di due anni, il faraone sognò di trovarsi presso il Nilo. 2 Ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse e si misero a pascolare tra i giunchi. 3 Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva del Nilo. 4 Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegliò.5 Poi si addormentò e sognò una seconda volta: ecco sette spighe spuntavano da un unico stelo, grosse e belle. 6 Ma ecco sette spighe vuote e arse dal vento d’oriente spuntavano dopo quelle. 7 Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene. Poi il faraone si svegliò: era stato un sogno.” (Genesi 41, 1-7)

Ogni volta che leggiamo il racconto di questo terribile sogno che ha turbato il sonno del faraone siamo concentrati nella comprensione del messaggio del sogno stesso e ci soffermiamo sulle immagini di fame, pestilenza, carestia che i simboli, vacche brutte e magre e spighe vuote ed arse, ci offrono. Continue reading

I Maestri ci hanno mentito

 Rav P.P.PunturelloGreekTheater

Anzi, diciamolo meglio, i Maestri hanno omesso un dolorosa verità quando ci hanno trasmesso la memoria degli eventi storici di Channukkà e dobbiamo capire il perché di questa omissione, se vogliamo cogliere l’essenza della festa.

Le tradizioni popolari Ebraiche  ci raccontano gli eventi di Channukkà in maniera quasi infantile, come fossimo bambini, proteggendo la nostra innocenza e selezionando la memoria dei fatti.

Un posto centrale nel racconto storico di Channukà in Shabbat 31b è occupato dal miracolo dell’olio quando i Maestri affermano senza mezzi termini che: “Quando i Greci entrarono nel Santuario resero impuri tutti gli oli che si trovavano in esso e quando la casa reale dei Chasmonaim ebbe il sopravvento e li sconfisse cercarono nel Tempio e non trovarono se non una ampolla d’olio che aveva ancora il sigillo del Sommo Sacerdote. Essa però conteneva olio sufficiente per accendere un solo giorno: avvenne un miracolo e accesero con esso per otto giorni. L’anno successivo stabilirono che questi giorni fossero giorni di festa con inni di lode e ringraziamento.” Continue reading

Un matrimonio ebraico in Polonia

Brian Blumsafe_image

Quando Chaim Kobylinski e Dvora Loksova si sono sposati alla fine del mese scorso a Varsavia, la cerimonia è stata molto di più di una semplice unione tra due ragazzi Ebrei innamorati. Piuttosto, il loro matrimonio è servito da simbolo dell’importante rinascita della vita ebraica in un luogo dove il 90 per cento della popolazione ebraica è stato assassinato durante l’Olocausto.

Il presidente di Shavei Israel, Michael Freund, è stato presente al matrimonio di Chaim e Dvora. “Molti hanno creduto che l’Olocausto sia stato un colpo troppo forte per lo sviluppo della vita ebraica in Polonia” racconta. “E invece, eccoci qua, a cantare e ballare a ritmo di musica ebraica tradizionale, con Chaim e Dvora che si sposano sotto la chuppah nel cortile della Scuola Ebraica di Varsavia”. Continue reading

“Indi sedettero a prender cibo” – Commento alla Parashà Vaieshev

Rav Avi Baumol 

I fratelli di Giuseppe, figli di Giacobbe, hanno commesso uno dei delitti peggiori, quasi un peccato mortale, e poi tra le urla e le sofferenze del fratello, si sono seduti a mangiare.

La Torah non ci parla di quando le persone si mettessero a mangiare. Tutti noi pensiamo che mangiare sia qualcosa di ovvio, pensiamo che una volta si mangiava come ora. Dunque, esclusa qualche occasione speciale, nella quale si ricorda di Abramo che spezza il pane in occasione della nascita del figlio; o di Giacobbe e Labano che finalizzano la pace tra loro… – non dovremmo avere racconti su una questione terrena come il mangiare. Ma qui l’occasione è particolare, i fratelli cambiano il corso della storia ebraica, consumano il pasto, spezzano il pane spezzando al contempo il cuore del padre. Continue reading