Kavafis, le candele e l’Omer.

Shavei Israel Italia

 

In un’opera degli anni prima del 1911 Costantino Kavafis, il poeta greco figlio d’Egitto, di Turchia ma anche di Liverpool scrive:

 

“ Stanno i giorni futuri innanzi a noi, come una fila di candele accese –

dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato, penosa riga di candele spente:

le più vicine danno fumo ancora, fredde, disfatte e storte.

Non le voglie vedere: m’accora il loro aspetto,

la memoria m’accora del loro antico lume.

E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, che io non scorga, in un brivido,

come s’allunga presto la tenebrosa riga,

come crescono presto le mie candele spente.”

 

L’angoscia per il tempo che passa, per i giorni che si perdono e non tornano diventa fumo di candele, ansia, paura del futuro, distanza dal quotidiano e terrore, puro terrore, per la maturità, l’anzianità, per i giorni andati.

“Come crescono presto…

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