Lo Shabbat di Catania

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Arrivare a Catania con il solo ed unico scopo di celebrare, organizzare, riempire il tempo dello Shabbat è stata senza alcun dubbio una esperienza troppo densa ed intensa per poter essere concentrata in poche righe di blog. Ovviamente senza la presenza fisica e il forte impegno degli ebrei catanesi in loco io, shaliach di Shavei Israel, sarei riuscito a fare ben poco, ma di contro proprio la presenza ed esistenza degli ebrei catanesi, così come dei calabresi, pugliesi, colombiani, argentini, russi, polacchi e cinesi è ciò che dà un senso al lavoro stesso di Shavei Israel.

L’energia della Sicilia, la presenza ebraica sussurrata in ogni angolo di strada hanno dato a questo Shabbat prospettive future da rendere reali e radici antiche alle quali ispirarsi costantemente.

Senza radici antiche ogni progetto ebraico al Sud non avrebbe senso, ma senza un futuro da costruire in termini ebraici e non solo in termini turistici o culturali ogni progetto rivolto al Sud ebraico non potrebbe giustificare la propria esistenza.

Molto altro forse dovrei dire sul suono del dialetto siciliano nelle mie orecchie e nel mio cuore, ma questo fa parte di un lessico familiare come avrebbe scritto la Ginzburg, che se condiviso perde il suo intimo sentire e rischia di diventare uno specchietto per le allodole.

La stessa cosa potrebbe accadere ai racconti dei discendenti degli anussim del Sud che trovano il loro unico senso tra le mura di casa, nell’intimità di una famiglia e di relazioni amicali e che se raccontati come fossero storie di paese non trasmettono più l’arcaica energia identitaria della quale sono portatori.

Lo Shabbaton di Catania ha viaggiato tra questi due binari, radici e futuro e si è nutrito ogni momento del tempo presente e del suo significato, di un oggi, un adesso, un qui che non è mai passato inosservato.

Siamo stati ospiti di una struttura gestita da una Comunità Evangelica, una struttura sequestrata alla mafia sulle pendici dell’Etna: la giustizia sociale si è incontrata con il Dialogo interreligioso e con il tempo sacro dello Shabbat.

I nostri ospiti ci hanno dato le chiavi e sono andati vi discretamente lasciando a noi la possibilità di fare tutto ciò che è necessario per un gruppo ebraico: kasherizzazione delle cucine, organizzazione di uno spazio bet haknesset, preparazione di uno Shabbat degno e profondo.

Lo scirocco ha soffiato senza interruzione da Sud Est, la direzione di Gerusalemme, richiamo fisico e spirituale insieme.

I sapori della Sicilia si sono incontrati nelle mani ebraiche di Catania, poche o molte che fossero al momento non importa, ma è importante essere coscienti che le mani che hanno preparato la pasta con le sarde o la caponata sono le stesse cha hanno intrecciato le challot ed acceso le nerot di Shabbat: gestualità antiche e moderne, ebraiche e non, fuse nel tempo della preparazione e della vita dello Shabbat.

Un video, un piccolo video che allego a questo breve articolo, illustra forse meglio di tante parole l’atmosfera dello Shabbaton di Catania, uno Shabbat come molti altri che però ha tanto da insegnare ai grandi ed ai piccoli numeri ebraici sparsi in Italia e nel mondo.

http://youtu.be/bVkyDTn0ftY

 

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