Diversità e Democrazia nei pensieri di un ebreo.

Shachrit, anusim from South of Italy, people from all the italian jewish comunities.

Sono appena tornato dal Moked di Milano Marittima che devo dire è stato un
grande successo in ogni attività dalle challot alle riflessioni più profonde. Questo
“stare insieme tra diversi” ha avuto il valore aggiunto della presenza degli
ebrei in cammino dal Sud e partendo da questa variegata diversità ho cominciato
a pensare alla tradizione ebraica, il potere e la democrazia.

La tradizione ebraica, il potere e la democrazia.

 

 

I principi del sistema democratico moderno possono, senza alcun dubbio, essere rinvenuti nelle radici culturali e religiose del popolo ebraico.

Il testo biblico stesso, base spirituale dell’intero mondo occidentale e di gran parte del Corano, esplicitamente in più passi indica all’uomo il valido comportamento dell’esercizio di potere di governo e di governato.

Il primo principio base dal quale si parte è il riconoscimento del dovere da parte di un qualsiasi governo nell’amministrare e promuovere la giustizia.

All’indomani del Diluvio Universale a Noè, giusto prescelto per la salvezza del genere umano, viene indicata la necessaria strada dell’istituzione di tribunali e leggi di giustizia tra gli uomini.

Nel Deuteronomio, (16, 18) l’input dato a Noè diventa obbligatorio per l’intera collettività ebraica, per quello che sarà il popolo ebraico dopo il ritorno nella terra d’Israele. “Porrai giudici e funzionari in tutte le tue città, che il Signore tuo Dio ti concede, per ogni tua tribù, e giudicheranno il popolo con vera giustizia”.

Straordinariamente moderno ed incisivo è il richiamo del testo sacro alla vera giustizia e non alla parzialità di giustizie improvvisate.

Nel solco di questo costante richiamo, estrema debolezza umana, si inseriranno tutti i profeti dell’antico Israele per i quali un governo ha diritto ad esistere ed a rimanere al potere in base alla cure dedicate agli strati più deboli della società.

I profeti erano aspramente critici nei confronti di tutte le azioni dei monarchi ebrei che potevano ledere i diritti del popolo in assoluto e dei deboli del popolo in particolare.

I profeti, temuti ed a volte combattuti dai re ebrei, esercitavano un vasto potere limitativo nei confronti del potere reale, potere che a volte veniva esercitato in prospettiva futura quando al monarca contemporaneo non erano attribuibili principi di legge e giustizia.

“ Ecco : giorni vengono, oracolo del Signore, in cui io susciterò a Davide un germe giusto e regnerà quale re; sarà saggio ed eserciterà diritto e giustizia nel paese.” Geremia 23,5.

 

Il secondo principio condiviso da democrazia e messaggio ebraico attraverso il testo sacro è quello della sottomissione del governo ad una autorità superiore.

A differenza di altre culture antiche, la tradizione ebraica non pone il re ed i governanti al di sopra della legge e la legge stessa non era soggetta ai capricci ed ai desideri personali del monarca.

Il re stesso, prima di salire al trono, aveva l’obbligo di copiare l’intero testo biblico di suo pugno per suo uso, il testo sarebbe stato suo compagno per la vita per apprendere e temere il Signore suo Dio, per osservare tutte le parole di questa legge e questi statuti per eseguirli.( Deut. 17, 18-19)

La legge, proprio perché legge divina, assoggettava il re al suo rispetto, poiché sia che egli fosse stato scelto dal popolo, sia che fosse sul trono per diritto dinastico, era comunque un unto dal Signore che ne guardava i gesti ed i comportamenti.

 

Da questo controllo morale e spirituale legato solo al trascendente ne derivava il controllo e la verifica umana, ultima e più importante voce nel giudizio dell’operato del leader, del monarca, del governo.

I grandi condottieri, i monarca, gli uomini di potere nella cultura ebraica antica non sono mai stati glorificati ed i loro gesti, seppur moralmente inaccettabili, non sono mai stati nascosti: la loro debolezza ed i loro limiti umani sono chiari e manifesti così come i tentativi di abuso dei loro poteri.

Per contro l’antico Israele racconta anche della loro capacità di accettazione delle critiche mosse dal popolo direttamente con pacifiche sommosse o attraverso l’intervento dei profeti.

Il rapporto tra il più famoso re biblico David ed il profeta Natan è un valido esempio di re che abusa dei suoi poteri per aggiungere una donna già sposata al suo harem, ma che dal profeta viene messo in guardia della collera divina e dell’imminente punizione.

David accettò critiche e punizione, senza pensare in alcun modo ad una vendetta sul profeta Natan per essere stato presagio di sventure: il monarca di Israele conosceva i suoi limiti e di conseguenza le punizioni rispetto al superamento illecito di questi.

 

Il rapporto profeta/monarca mette in luce anche l’esistenza di un decentramento di poteri all’interno del mondo ebraico biblico: sono molte le fonti ebraiche che riconoscono il pericolo traviante del potere e l’importanza della sua separazione, per questo, a differenza delle altre società contemporanee, la società ebraica non ha mai avuto re-sacerdoti.

La sovrapposizione dei ruoli non è mai diventata l’identificazione dei poteri spirituali e temporali in unica persona, al massimo in alcuni momenti storici i vincoli tra re e religione sono stati più stretti per una maggiore conformazione del re ai dettami biblici.

 

Le antiche fonti ebraiche fuggivano all’idea di regimi e governanti onnipotenti, avendo ben presente l’inclinazione ebraica all’abuso di potere.

Le monarchie ebraiche, seppur tali, si reggevano sul rispetto dei diritti umani e della limitazione del potere con il costante monito del potere profetico-sacerdotale garante di vera giustizia e di assenza di abusi.

Proprio all’interno di questa divisione e limitazione di poteri  ha trovato esistenza il rispetto dei diritti umani che ha poi trovato espressione per centinaia d’anni nella liturgia, nella letteratura e nel pensiero ebraico

ed è proprio in nome di questa conquista giuridica e filosofica che nella Dichiarazione d’Indipendanza dello Stato d’Israele il 14 maggio del 1948 è stato scritto:

“ Lo stato di Israele…sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d’Israele.”

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